di Giuseppe Gagliano –
L’incursione di quasi venti droni russi nello spazio aereo polacco segna un passaggio di fase nel conflitto ucraino e nelle relazioni tra Mosca e l’Alleanza Atlantica. Per la prima volta dall’inizio della guerra, la NATO ha reagito militarmente abbattendo velivoli russi. Una decisione che rischia di trasformare una crisi regionale in un confronto sistemico.
Il segretario generale Mark Rutte ha annunciato l’avvio di Eastern Sentry, un’operazione mirata a rafforzare il fianco orientale della NATO, dalla regione baltica ai Balcani. L’iniziativa coinvolgerà caccia, fregate e radar AWACS di Danimarca, Francia, Germania, Regno Unito e altri alleati, con una strategia dinamica che punta a dissuadere Mosca da nuove provocazioni. Non si tratta solo di difesa statica: Grynkewich, comandante supremo della NATO, ha parlato di posture variabili e adattive, un segnale chiaro a Putin che l’Alleanza è pronta a reagire in tempo reale.
Il nodo politico è la risposta americana. Washington ha condannato l’incursione solo dopo ore di ambiguità, con Trump che prima ha definito l’episodio “un possibile errore”, poi ha rilasciato una dichiarazione congiunta con gli alleati. Per molte capitali europee, questo atteggiamento conferma la linea “America First”: gli Stati Uniti restano nella NATO ma vogliono che gli europei assumano più responsabilità, sia in termini finanziari che operativi. Per Berlino e Varsavia, questa incertezza mina la deterrenza collettiva: se il garante della sicurezza euro-atlantica appare esitante, Mosca potrebbe sentirsi autorizzata a spingersi oltre.
Sul piano militare, l’episodio dimostra due cose: che le capacità NATO di difesa aerea funzionano, ma anche che il fianco orientale è esposto. Uno sciame di droni, relativamente economici, ha messo in allarme l’intero apparato difensivo e costretto a mobilitare caccia e radar di più Paesi. Questo implica costi crescenti e un possibile logoramento delle risorse, mentre Mosca può continuare a testare la reattività dell’Alleanza con mezzi a basso prezzo. Da qui la spinta a investire in sistemi anti-drone, guerra elettronica e difesa integrata.
L’incidente si inserisce nella strategia di Putin di “sondare” i limiti dell’Alleanza. Mosca vuole capire se l’articolo 5 resti intangibile e se la coesione politica della NATO regga alla pressione. Nel breve termine, Eastern Sentry serve da messaggio dissuasivo. Ma nel medio periodo sarà decisivo capire se l’Europa saprà trasformare l’emergenza in una politica di difesa comune più robusta, riducendo la dipendenza dalla protezione statunitense.
Un rafforzamento della presenza NATO implica maggiori spese per i Paesi europei, già sotto pressione per il sostegno all’Ucraina. Significa accelerare la produzione di sistemi di difesa, stimolare l’industria militare e coordinare gli acquisti tra gli alleati. Alcuni governi vedono in questo una chance per rilanciare il settore industriale della difesa, altri temono l’effetto di lungo periodo sui bilanci pubblici.
La sfida ora è impedire l’escalation. Ogni nuova incursione potrebbe spingere l’Alleanza a risposte sempre più robuste, avvicinando il rischio di uno scontro diretto. Ma se la NATO non reagisse, rischierebbe di perdere credibilità. È un equilibrio delicato, e il comportamento di Washington, tra ambiguità e pressione sugli alleati, sarà determinante per la traiettoria futura del conflitto.












