di Dario Rivolta * –
Quando ero un aitante giovanotto fui membro di una cooperativa teatrale (allora si usava così) che portava i suoi spettacoli, a volte di autori noti e a volte originali, nelle località ove eravamo invitati. Uno dei testi di nostra creazione si intitolava La Battaglia di Bettolino Freddo. Bettolino Freddo è un sobborgo di Brugherio, una piccola cittadina non distante da Milano. Ecco la trama.
Un contadino del luogo, zappettando nell’orto, vide all’improvviso zampillare dal terreno un liquido nero ed oleoso con una forza via via crescente: era petrolio. Giornali nazionali e locali si precipitarono immediatamente a Brugherio e poi titolarono a caratteri cubitali che sotto il territorio di quel comune si era scoperto un giacimento di oro nero di dimensioni presumibilmente enormi. Quasi subito addestrati agit-prop aizzarono la popolazione locale a riscoprire i valori di una propria identità etnica e culturale e a riscoprire le più che evidenti differenze con i vicini italiani. Poteri occulti, gli stessi che avevano mandato gli agit-prop, restarono nell’ombra ma fecero eleggere un capo-popolo, ovviamente da loro scelto e manovrato, che proclamò l’indipendenza del Libero Stato di Brugherio. Il contadino fu nominato Presidente Onorario con grandi festeggiamenti ufficiali e si stabilì che l’unica lingua legale fosse il brugherese. I non etnicamente brugheresi furono catalogati come cittadini di serie B e si cominciò ad allacciare rapporti diplomatici con gli Stati stranieri. Il capo-popolo nominò il governo suggerito da chi tirava le fila e si reclutarono milizie di volontari scelti tra i più facinorosi. Roma, dopo le solite incertezze, reagì mandando l’esercito per ristabilire l’ordine costituzionale ma i brugheresi, ricevuti dall’estero adeguati finanziamenti, armi e un certo numero di mercenari svizzeri, sconfissero lo scalcagnato esercito italiano a Bettolino Freddo. Tutto sembrava incamminarsi verso un radioso e ricco futuro per il nuovo Stato, salvo che i tecnici internazionali chiamati per stimare la vastità del giacimento scoprirono non essercene alcuno: il povero contadino aveva inavvertitamente bucata una condotta dell’ENI che passava proprio nel suo giardino. All’improvviso le cose cambiarono: i poteri occulti accusarono la marionetta capo-popolo di essere il solo e unico responsabile di aver fomentato un antistorico e assurdo sentimento nazionalistico nella popolazione ignara. Lo obbligarono immediatamente a dimettersi e fuggire all’estero e rimandarono il neo Presidente Onorario a fare il contadino. Fine della storia.
Chi ha letto fin qui ora si domanderà perché ho riportato a galla un ricordo della mia gioventù. Ebbene, durante un momento di insonnia quella storia mi è tornata alla mente e ho scoperto certe analogie involontarie con l’attuale guerra in Ucraina, probabilmente una somiglianza molto più pertinenti di quelle fatte da Mattarella a Marsiglia,
Nei due casi, l’opera di fantasia e l’Ucraina, c’è un capo-popolo costruito a tavolino e, guarda caso, ad impersonarlo sono entrambi degli attori. Sia a Brugherio che a Kiev si tratta di una marionetta, ma stanno altrove quelli che tirano le fila. Anche la lingua localmente più parlata viene sostituita d’imperio con una quasi in disuso e l’altra è messa fuori legge. Inoltre, i non etnicamente puri sono emarginati. C’è, però, qualche differenza: a teatro erano solo i poteri economici ad agire dietro le quinte mentre in Ucraina lo sono gli anglo-americani e i loro vassalli e lo fanno sia per motivi economici che geopolitici. Anche nella guerra le due cose non coincidono: se è vero che armi, soldi e mercenari (o consiglieri militari) sono “donati” da “benefattori”, l’esito delle due guerre è diverso. I primi la vincono e i secondi no. Se a Brugherio tutto era finto, in Ucraina i morti sono tanti e tutti veri. I capi popolo tuttavia trovano la stessa sorte poiché entrambi, a un certo punto, sono abbandonati dai loro rispettivi sponsor. Come si concluderà la storia vera?
Nell’opera teatrale già lo sappiamo: scoperto l’equivoco i poteri veri si ritirarono lasciando sulle spalle della loro marionetta la colpa di quanto successo; nel secondo…
* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali.












