Ucraina. L’Ue si prepara per altri 90 miliardi, nonostante tutto

Il mandato scaduto di Zelensky e del Parlamento è scaduto dal maggio 2024, mentre l'inchiesta anticorruzione ha quantificato in 100 milioni il giro di mazzette: coinvolti 4 ministri e un viceministro. Anche Trump vuole nuove elezioni.

di Enrico Oliari

Ad oggi l’Ue ha versato all’Ucraina qualcosa come 176 miliardi di euro, sia per le spese militari che per sostenere il bilancio dello Stato. In vista della riunione del Ventisette del 18 dicembre, finalizzata allo stanziamento di altri 90 miliardi quale prestito per le spese militari e il sostegno del bilancio, continuano a sussistere posizioni distinte e distanti.
Bruxelles vorrebbe scongelare gli asset russi, una scelta che tuttavia comporterebbe una serie di implicazioni a cominciare dall’inaffidabilità dell’Ue per gli investimenti esteri per arrivare alle scontate ritorsioni da parte di Mosca, com’è avvenuto per gli (inutili) pacchetti di sanzioni.
Il primo paese ad opporsi allo “scongelamento”, in realtà una confisca, è il Belgio, principale custode dei beni russi: dei 210 miliardi di dollari di proprietà della Russia ben 185 si trovano presso Euroclear, società belga, mentre i restanti sono principalmente ancora una volta in Belgio presso altri istituti e in Francia, altro paese che si oppone al piano.
Il tempo è stretto, e a palazzo Berlaymont si teme che il dialogo in corso fra la Russia e gli Usa possa portare a un dirottamento degli asset.
L’ipotesi alternativa è quella di un prestito all’Ucraina attraverso un debito comune che andrebbe a pesare sulle casse nazionali, ma anche qui vi sono paesi che si oppongono tra cui l’Ungheria di Viktor Orban.
Si tratterebbe di un “prestito per la riparazione”, nel “diritto dell’Ucraina di essere risarcita per i danni causati dall’aggressione”, ma visti i molti debiti contratti dal paese, l’instabilità interna dovuta anche a chi si oppone al governo Zelensky e ai clamorosi casi di corruzione, più che un “prestito per la riparazione” rischierebbe di trattarsi di un “prestito a babbo morto”.
I paesi sostenitori del prestito, cioè Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Polonia e Svezia, punterebbero a “collocare l’Ucraina in una posizione più forte per difendersi e in una posizione migliore per negoziare una pace giusta e duratura”. In altre parole di continuare la guerra.
A remare contro i buoni propositi degli europei c’è ancora una volta il presidente Usa Donald Trump, il quale si è detto dell’avviso che si tengano nuove elezioni in Ucraina. Si tratta di una delle richieste messe lì anche dal Cremlino, anche perché, al di là delle chiacchiere europee sul “baluardo della democrazia”, in Ucraina di democratico c’è ben poco.
Fin dall’inizio della crisi, cioè da tre anni, Zelensky ha infatti provveduto ad allontanare dal Parlamento gli 11 partiti di opposizione, ed anche il suo mandato e quello del Parlamento è scaduto il 20 maggio 2024.
Senza contare i problemi interni al governo, fortemente indebolito dagli scandali corruzione e moralmente dal tentativo, poi fallito per le proteste di piazza e dell’Ue, dello stesso presidente di porre gli organi anti corruzione sotto il controllo del governo stesso e di coprire tutto: l’inchiesta Midias degli organi anti corruzione Nabu e Sapo ha portato alla luce il coinvolgimento di 5 fra ministri e viceministri, per un ammontare di tangenti per 100 milioni di dollari.
I ministri inquisiti sono Herman Haluschenko (Giustizia), Svitlana Hrynchuk (Energia), Oleksiy Chernyshov (Unità Nazionale) e Rustem Umerov (Difesa); il viceministro indagato è Yuriy Sheyk (Energia).
E ancora agli europei si chiedono sacrifici per sostenere l’Ucraina per il deficit di bilancio e la balzana idea di portarla, costi quel che costi, nella Nato.