Ucraina. Merz per la linea dura

di Giuseppe Gagliano –

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si sta imponendo come uno dei leader europei più determinati a sostenere la prosecuzione della guerra in Ucraina. Durante la recente visita alla Casa Bianca, si è messo alla testa della delegazione europea, trasformando un’occasione diplomatica in una dimostrazione di forza personale. Le sue dichiarazioni hanno mostrato chiaramente una strategia: fissare condizioni irrealistiche per i negoziati con Mosca, condizioni che Vladimir Putin non potrebbe mai accettare. Così, mentre si predica la pace, si rende impossibile qualsiasi compromesso.
Merz ha parlato di una pace subordinata al ritiro russo dai territori occupati e al rispetto della sovranità ucraina senza concessioni. Principi legittimi in teoria, ma impraticabili nella realtà, almeno nella fase attuale. Perché Mosca non ha alcun interesse a rinunciare a guadagni territoriali consolidati sul campo, e l’Occidente non sembra disposto a riconoscere l’esistenza di un equilibrio di forze. È la logica del muro contro muro: se non ci sono margini per la trattativa, resta solo la prosecuzione del conflitto.
Il problema è che Merz non si muove da solo. La sua linea si innesta in quella dell’Alleanza Atlantica, che finora non ha mai mostrato apertura a vere concessioni alla Russia. Per gli Stati Uniti, l’obiettivo è logorare Mosca mantenendo l’Ucraina in guerra e l’Europa in posizione di dipendenza strategica. Per l’Unione Europea, seguire questa strada significa accettare che le proprie scelte in materia di sicurezza siano subordinate a Washington, anche a costo di un crescente isolamento diplomatico e di costi economici enormi.
Dietro la fermezza di Merz si nasconde un problema che riguarda tutti i partner europei: i costi della guerra. Aiuti militari miliardari, forniture di armi, sostegno economico a Kiev e perdita di accesso a mercati e risorse energetiche che prima venivano dalla Russia. Le economie europee stanno già pagando in termini di inflazione, debito pubblico e perdita di competitività. Continuare la guerra significa assumersi un peso crescente, senza garanzie di successo sul campo e senza prospettive di pace a breve termine.
L’approccio di Merz rispecchia una convinzione diffusa nelle élite politiche europee: parlare di pace significa apparire deboli, mentre invocare la linea dura contro Mosca permette di mostrarsi determinati. Ma in realtà questa postura rafforza l’impasse. Perché se non si apre uno spazio negoziale, il conflitto diventa infinito. L’Europa si ritrova così ostaggio di una logica bellica che non controlla e che rischia di esplodere oltre i confini ucraini.
La conclusione è amara: il messaggio di Merz non è quello di un’Europa capace di elaborare una propria strategia, ma quello di un continente che, incapace di trovare un equilibrio con la Russia, accetta di restare intrappolato nella guerra. Un’Europa che predica l’autonomia strategica ma si affida alla protezione americana. Un’Europa che parla di pace, ma prepara la guerra.