Ucraina. Nord Stream: l’accusa per l’ucraino arrestato in italia è di terrorismo

L’uomo, sospettato di essere a capo del commando che fece saltare l’infrastruttura russo-tedesca, era al mare in Italia con la famiglia. Mentre in Ucraina si combatte.

di Giuseppe Gagliano –

Il caso di Serhii Kuznietsov, l’ucraino di 49 anni arrestato in un villaggio vacanze del Riminese, ha il potenziale di trasformarsi in un terremoto politico e geopolitico. La Germania lo accusa non di semplice sabotaggio, ma di terrorismo: secondo la Procura federale sarebbe lui il coordinatore del commando ucraino che nel settembre 2022 fece esplodere i gasdotti Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico, infrastrutture vitali per i rifornimenti energetici russi verso l’Europa. In Italia la Corte d’Appello di Bologna ha ricondotto il capo di imputazione alla fattispecie di “atto di terrorismo con ordigni micidiali”, confermandone la gravità.
Gli inquirenti tedeschi sostengono che Kuznietsov fosse a bordo dello yacht “Andromeda” nei giorni precedenti l’attacco. Lui nega, rivendicando la propria presenza in Ucraina “per la guerra”, senza precisare in quale ruolo. La vicenda assume contorni ancora più inquietanti con il rinvenimento di un presunto alias, corredato da documenti falsi rilasciati da autorità ucraine. Elementi che rafforzano i sospetti di un coinvolgimento diretto di Kiev, ipotesi che fino a oggi i governi occidentali hanno sempre evitato di legittimare. Non a caso, il settimanale tedesco Der Spiegel ha già tracciato il profilo di Kuznietsov: ex militare delle forze speciali, formato all’Accademia dei servizi segreti, operativo fino al 2015 nei servizi ucraini e poi transitato nel settore energetico privato. Un curriculum che fa pensare a un agente abituato a muoversi nell’ombra.
Se le accuse dovessero trovare conferma, l’intera narrazione del sabotaggio del Nord Stream andrebbe riscritta. La distruzione dei gasdotti ha segnato un punto di svolta: l’Europa ha perso definitivamente la via maestra per l’importazione di gas russo, mentre gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro posizione come principali fornitori di gas liquefatto. Attribuire la responsabilità a un commando ucraino significherebbe riconoscere che un Paese alleato, sostenuto politicamente e finanziariamente dall’Occidente, avrebbe colpito gli interessi strategici della Germania e quindi dell’intera Unione Europea. Sarebbe un atto capace di incrinare la fiducia reciproca all’interno del blocco occidentale.
Il fatto che l’arresto sia avvenuto in Italia, con l’uomo in vacanza insieme alla famiglia, apre un altro fronte. Le autorità italiane hanno già trasmesso i materiali sequestrati alla Digos e il Viminale ipotizza un coinvolgimento del Comitato Antiterrorismo. Non si tratta solo di eseguire un mandato tedesco, ma di verificare se il territorio italiano sia stato usato per incontri o pianificazioni. Berlino intanto ha già avviato la procedura di estradizione. Il processo di consegna, previsto per il 3 settembre, sarà un banco di prova delicatissimo per la cooperazione giudiziaria europea.
L’attacco ai gasdotti, fin dal primo giorno, ha avuto effetti dirompenti sul sistema energetico europeo. La Germania, privata di un canale privilegiato, ha accelerato la propria dipendenza dal gas liquefatto statunitense e dal GNL acquistato a prezzi più alti sui mercati globali. Se venisse accertata una matrice ucraina, il paradosso sarebbe evidente: Kiev, pur sostenuta dall’Europa, avrebbe contribuito a rendere il continente più fragile e dipendente. Un atto di guerra economica, mascherato da operazione militare, che mette a nudo la vulnerabilità europea.
Va anche detto che l’immediata presa di posizione dell’Ue e della stampa occidentale, con fior di analisti oggigiorno sempre meno credibili, dava la colpa del sabotaggio alla Russia.
Il Nord Stream 1 trasportava 55 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo verso la Germania, per la precisione da Vyborg a Winterhall per una lunghezza di 1.222 km, mentre il Nord Stream 2 non era ancora entrato in funzione. Gli impianti sono stati sabotati nel settembre 2022
Il caso Kuznietsov rischia di riaprire un vaso di Pandora che molti avrebbero preferito restasse chiuso. Perché attribuire il sabotaggio a un gruppo ucraino non significa solo colpire un uomo, ma mettere sotto accusa un intero sistema di alleanze. Per la Germania sarebbe la prova di un tradimento diretto. Per l’Europa il segno di una subordinazione che impedisce scelte autonome persino quando si tratta della propria sicurezza energetica. E per l’Italia la conferma che nessun Paese può restare ai margini di un conflitto che ha ormai superato le frontiere ucraine. Da un semplice arresto in una località turistica della Riviera romagnola emerge l’ennesima dimostrazione che la guerra in Europa non si combatte solo al fronte, ma anche nei tribunali, nelle aule parlamentari e negli equilibri di potere che decidono il futuro del continente.