Ucraina. Trump cambia linea e spinge Zelensky a continuare la guerra

Giulivi a Bruxelles, per quanto Trump parli del supporto di Ue e Nato e non degli Usa. Goncharenko interpreta la spaccatura nella maggioranza a Kiev.

di Enrico Oliari

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto “molto soddisfatto” per il cambio di linea del collega statunitense Donald Trump, il quale ha sostanzialmente affermato l’integrità territoriale dell’Ucraina, e quindi il pieno appoggio alla guerra contro la Russia. Per il capo della Casa Bianca (ma anche di Bruxelles e di Kiev) l’Ucraina sarebbe in grado di vincere la guerra, per quanto i russi continuino ad avanzare nel Donbass e anche ieri siano stati presi importanti nodi strategici.
Trump ha quindi stravolto la sua linea, ma i costi per l’Ucraina, soprattutto quelli in vite umane, si presentano ormai insostenibili.
Il portavoce aggiunto della Commissione europea, Olof Gill, ha informato che “accogliamo con favore il fatto che l’impegno con gli Stati Uniti sia ora così forte e significativo per quanto riguarda gli sforzi coordinati per cercare di porre fine all’aggressione russa”, ma forse gli è sfuggito il particolare che Trump ha parlato del sostegno di Nato e Ue alla guerra e al suo prosieguo, non quello degli Usa.
Nell’euforia europea e ucraina per la svolta belligerante del presidente che ambisce al Nobel per la Pace, è passata sotto traccia la spaccatura politica in Ucraina. E non si tratta dei malcontenti degli 11 partiti dell’opposizione esclusi dal Parlamento dal “difensore della democrazia” e prorogato ad interim Zelensky, bensì a quelli di una popolazione stremata e disillusa, le cui proteste vengono messe a tacere con la forza, e soprattutto degli alleati politici.
Alexei Goncharenko, il deputato della Verkhovna Rada condannato in contumacia in Russia e incluso nella lista dei terroristi per la strage di Odessa, ci ha visto probabilmente meglio del suo presidente Zelensky, e ha accusato Trump di essersi “lavato le mani” e di aver sostanzialmente detto all’incontro con Zelensky “arrangiatevi a ripristinare i confini ucraini”. La questione territoriale è comprensibilmente uno degli scogli principali delle trattative per la fine delle ostilità, ma la cessione delle quattro regioni del Donbass e della Crimea era stata data come cosa fatta persino da Rasmussen quando era segretario della Nato, non solo da Trump in numerose occasioni. Da notare che la questione delle autonomie delle regioni del Donbass era parte dei Protocolli di Minsk-2, puntualmente traditi da Kiev: se rispettati i patti, tutto il Donbass sarebbe a quest’ora ucraino, con un’autonomia speciale (come quella dell’Alto Adige) per tutelare l’etnia russa.
Goncharenko è insomma uno dei tanti interpreti dello lo spirito realista, cioè del prezzo in vite umane ed economico per portare avanti a tutti i costi una guerra voluta dagli occidentali per allagare la Nato ai confini della Russia.
La reazione di Mosca alle parole di Trump è stata quella di annunciare, per bocca del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che “perseguiamo la nostra operazione militare speciale per garantire i nostri interessi e arrivare ai nostri obiettivi (…). Non abbiamo quindi altra alternativa che proseguire l’Operazione speciale”.