Ucraina. Usa e Russia continuano a lavorare alla pace, tagliando fuori i guerrafondai europei

di Enrico Oliari

Mentre le forze russe stanno gradualmente prendendo il controllo di Pokrovsk e di Rodinske, con il rischio che gli ucraini rimangano chiusi a Mirograd in una sacca, la diplomazia continua il suo percorso nel tentativo di arrivare ad una sospirata tregua del conflitto ucraino. Si intende, l’iniziativa rimane extra-europea, dal momento che, ancora una volta, Bruxelles è quanto di più lontano vi sia dalla sua funzione teorica di pacifista e di mediatrice dei conflitti, avendo scelto fin da subito di schierarsi nel conflitto, senza ascoltare ragioni.
Tant’è che l’inviato del Cremlino, l’ex manager di Goldman Sachs Kirill Dmitriev, si è recato a Miami e non a Bruxelles per parlare della crisi ucraina, oltre che ovviamente dei rapporti tra Usa e Russia, compreso l’ipotetico tunnel sotto il Mare di Bering che collegherebbe i due paesi. Lo sherpa di Putin, che con l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff ha spinto più di tutti per la distensione dei rapporti tra Mosca e Washington, sta incontrando diversi esponenti dell’amministrazione Usa, e ha denunciato i tentativi dei Paesi europei, “compresa la Gran Bretagna, volti a far fallire il dialogo diretto tra il presidente Putin e il presidente Trump”.
Al di là delle chiacchiere sulla democrazia e sulla pace, gli Usa da sempre fanno il proprio interesse, il quale in questo momento significa tenere su l’economia di fronte al maxi debito pubblico da 37mila miliardi di dollari, che si tratti di imporre sanzioni o di fare guerre in tutto l’orbe terracqueo per vendere armi.
Così, se da un lato Donald Trump impone sanzioni ai colossi energetici russi che in realtà dovrebbero far ragionare le leadership di India e Cina, dall’altra i marpioni di Washington e Mosca lavorano per una prospettiva futura, dove la crisi ucraina è un fastidio ma anche l’opportunità di tagliare fuori gli europei da tutti i giochi.
Alla Cnn>/em> Dmitriev ha spiegato che “Mosca, Washington e Kiev sono ragionevolmente prossime a una soluzione diplomatica per porre fine alla guerra in Ucraina”, dal momento che il “presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riconosciuto la realtà sul campo di battaglia”.
Molto dipenderà dal vertice di Budapest fra Donald Trump e Vladimir Putin, la cui “preparazione continua” nonostante i falchi europei, ha confermato il vice ministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov.
In merito invece alle continue manovre degli europei per fornire l’Ucraina di missili offensivi per colpire la Russia in profondità, i quali comunque richiedono personale tecnico dei paesi fornitori, il presidente russo Vladimir Putin ha risposto in primis con l’esercitazione delle Forze nucleari, mentre oggi è tornato a parlare di “un tentativo di escalation, che potrebbe comportare una risposta molto seria e sconvolgente”.