di Giuseppe Gagliano –
Un intervento di Donald Trump avrebbe spinto Volodymyr Zelensky a prendere rapidamente le distanze da qualsiasi possibile coinvolgimento dell’Ucraina nelle operazioni contro l’Iran. Secondo la ricostruzione proposta da Jacques Baud, Kiev avrebbe successivamente contattato il ministro degli Esteri iraniano, attribuendo a un errore un episodio non meglio precisato e assicurando che l’Ucraina non avrebbe partecipato a un’offensiva statunitense contro Teheran.
La ricostruzione richiede cautela, poiché nei termini riferiti non risulta accompagnata da conferme dettagliate da parte delle autorità ucraine o statunitensi. Sul piano strategico, tuttavia, Washington avrebbe interesse a impedire che il conflitto ucraino e quello iraniano finiscano per intrecciarsi ulteriormente.
Teheran avrebbe infatti accompagnato la propria protesta con un avvertimento sulla possibilità che missili iraniani possano raggiungere Kiev. Più che l’annuncio di un attacco imminente, la minaccia avrebbe una funzione deterrente: un coinvolgimento operativo dell’Ucraina contro l’Iran potrebbe portare Teheran a considerare Kiev parte del conflitto.
I rapporti tra Ucraina e Iran sono già fortemente deteriorati. Kiev accusa da anni Teheran di avere fornito alla Russia velivoli senza pilota utilizzati contro città e infrastrutture ucraine. Un coinvolgimento diretto contro l’Iran rappresenterebbe però un salto di qualità che l’Ucraina difficilmente potrebbe sostenere, soprattutto mentre le sue difese aeree restano sottoposte alla pressione degli attacchi russi e alla scarsità di intercettori occidentali.
Anche per gli Stati Uniti l’allargamento del conflitto comporterebbe costi considerevoli. Le operazioni contro l’Iran assorbono missili, intercettori, capacità navali, velivoli e sistemi di sorveglianza necessari anche in Europa e nell’Indo Pacifico. Washington deve quindi distribuire risorse militari che non possono essere rapidamente sostituite dall’industria della difesa.
Un eventuale coinvolgimento ucraino potrebbe inoltre fornire a Teheran un motivo per rafforzare ulteriormente la cooperazione militare con Mosca attraverso velivoli senza pilota, missili, munizioni e tecnologie. La Russia potrebbe così ottenere nuovi vantaggi sul fronte ucraino come conseguenza indiretta dell’allargamento della guerra in Medio Oriente.
La vicenda evidenzia la crescente interdipendenza tra crisi formalmente separate. Russia e Iran cooperano sul piano militare, l’Ucraina dipende dal sostegno statunitense e Washington deve contemporaneamente mantenere risorse disponibili per l’Europa, il Medio Oriente e il Pacifico. Un’ulteriore escalation avrebbe inoltre conseguenze economiche, dall’aumento dei prezzi energetici ai maggiori costi del trasporto marittimo e della spesa per la difesa.
Se la telefonata descritta da Baud fosse confermata, la decisione di frenare Kiev risponderebbe quindi soprattutto alla necessità statunitense di evitare la sovrapposizione dei fronti. Per Washington il rischio è che due conflitti già difficili da gestire finiscano per alimentarsi reciprocamente, aumentando i costi militari e riducendo ulteriormente i margini per controllare l’escalation.



