Ucraina. Zelensky esporta la guerra: la strategia per entrare negli equilibri del Medio Oriente

di Giuseppe Gagliano

L’Ucraina prova a trasformare la guerra contro la Russia in una leva di potere globale, proponendosi come fornitore di sicurezza, tecnologia e risorse strategiche in Medio Oriente. La nuova linea diplomatica di Volodymyr Zelensky emerge dai contatti con la Siria e dal rafforzamento dell’asse con la Turchia, segnando un cambio di passo: Kiev non si limita più a chiedere sostegno, ma si offre come attore attivo capace di esportare competenze militari, soluzioni energetiche e approvvigionamenti alimentari.
La mossa punta a ridefinire il ruolo internazionale dell’Ucraina, che tenta di inserirsi nelle dinamiche regionali con un profilo meno dipendente dall’Occidente e più orientato a costruire alleanze autonome.
La Siria diventa uno snodo cruciale di questa strategia. Il riavvicinamento a Damasco non è solo diplomatico, ma riflette la volontà ucraina di entrare in un’area dove la Russia mantiene una presenza militare decisiva. Kiev mira a indebolire indirettamente Mosca e a offrire competenze utili contro minacce asimmetriche come droni e missili, in un contesto segnato dall’instabilità regionale. Tuttavia, la Siria resta legata alla Russia sul piano militare e logistico, rendendo il terreno estremamente delicato e aperto a nuove tensioni.
In questo quadro, la Turchia rappresenta il perno della manovra. Ankara consolida il proprio ruolo di mediatore tra blocchi contrapposti e sfrutta la cooperazione con Kiev per rafforzare la propria posizione nel Mar Nero, nel Mediterraneo e nel settore energetico. I progetti comuni su gas e infrastrutture mostrano una relazione che va oltre l’ambito militare e si estende alla dimensione economica e strategica, tra rotte commerciali, sicurezza marittima e approvvigionamenti.
Sul piano militare, l’Ucraina punta a capitalizzare l’esperienza maturata sul campo, proponendo addestramento e tecnologie avanzate per contrastare attacchi missilistici e guerra elettronica. Questo know how ha un valore immediato in Medio Oriente, ma rischia di alimentare nuove frizioni con la Russia, soprattutto se la presenza ucraina dovesse crescere in aree sensibili come le basi siriane.
Accanto alla sicurezza, Kiev rilancia la propria centralità agricola ed energetica, legando la diplomazia del grano alla protezione delle rotte marittime e alla stabilità degli approvvigionamenti. La strategia è chiara: integrare difesa, commercio e logistica in un unico pacchetto capace di rafforzare la propria influenza.
Gli scenari restano incerti. Nel migliore dei casi, l’Ucraina costruisce una rete di relazioni che le garantisce nuove risorse e peso internazionale. Nel peggiore, la sua espansione apre nuovi fronti di competizione con la Russia e accresce le tensioni regionali.
Quello che emerge è comunque un cambio di paradigma: Kiev non si presenta più solo come vittima della guerra, ma come protagonista capace di trasformare il conflitto in uno strumento di proiezione strategica oltre l’Europa.