Ucraina. Zelensky nel giorno dell’Indipendenza, ‘Vogliamo la pace, ma non ci arrenderemo’

Secondo il Financial Times, dall'inizio dell'invasione su vasta scala l'Unione Europea e i Paesi europei hanno mobilitato oltre 220 miliardi di euro in favore dell'Ucraina.

di Guido Keller –

L’Ucraina celebra i 35 anni dall’indipendenza dall’Unione Sovietica con una nuova dimostrazione di sostegno da parte degli alleati europei, mentre sullo sfondo resta sostanzialmente fermo il negoziato con la Russia. A Kiev sono arrivati diversi leader europei per partecipare alle celebrazioni del 24 agosto e alla riunione della “Coalizione dei Volenterosi”, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito che il suo Paese vuole arrivare alla pace ma non accetterà una capitolazione né la cessione del Donbass richiesta da Mosca.
Nel messaggio pronunciato per la Giornata dell’Indipendenza, Zelensky è apparso davanti al monastero di San Michele a Kiev, con alle spalle alcuni mezzi militari russi distrutti. Il presidente ha insistito sulla capacità di resistenza della popolazione, sostenendo che il Cremlino avrebbe sottovalutato proprio questo elemento quando, nel febbraio 2022, decise di avviare l’invasione su vasta scala. Zelensky non cita apertamente i fiumi di denaro di armi diretti dai paesi occidentali in Ucraina, tuttavia ha detto di ritenere che Vladimir Putin avrebbe valutato le risorse militari e materiali dell’Ucraina senza comprendere la capacità del Paese di sostenere una guerra prolungata.
Il passaggio politicamente più rilevante ha riguardato il Donbass, uno dei nodi che continuano a impedire un’intesa fra Kiev e Mosca. Zelensky ha respinto l’ipotesi secondo cui la rinuncia ai territori orientali ancora controllati dall’Ucraina potrebbe garantire la fine della guerra. Kiev teme che una concessione territoriale non rappresenterebbe necessariamente il punto conclusivo delle rivendicazioni russe, mentre Mosca continua a considerare il controllo dell’intero Donbass una delle condizioni centrali per un accordo. I negoziati promossi dagli Stati Uniti restano così in una fase di sostanziale stallo.
La celebrazione dell’Indipendenza si è trasformata anche in un vertice diplomatico. A Kiev si riunisce infatti la “Coalizione dei Volenterosi”, il gruppo di Paesi nato su iniziativa franco-britannica per coordinare il sostegno militare e politico all’Ucraina e lavorare alle future garanzie di sicurezza. La riunione si svolge in formato ibrido ed è co-presieduta dal premier britannico Andy Burnham, dal presidente francese Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il gruppo comprende ormai 34 Paesi e tra i temi sul tavolo figurano la difesa aerea, le garanzie di sicurezza in caso di cessate-il-fuoco e nuove misure per limitare le risorse economiche a disposizione della Russia, comprese quelle provenienti dalla cosiddetta “flotta ombra” utilizzata per aggirare le sanzioni sul petrolio.
Particolarmente significativa è la presenza di Burnham, arrivato a Kiev per il suo primo viaggio internazionale da quando è diventato primo ministro britannico. Londra ha scelto proprio l’Ucraina per sottolineare la continuità della propria politica nei confronti di Kiev. Il governo britannico ha ricordato di avere impegnato complessivamente 25 miliardi di sterline a sostegno dell’Ucraina, di cui 16 miliardi in assistenza militare e 5,6 miliardi in aiuti non militari.
Burnham porta inoltre a Kiev una decisione destinata ad avere conseguenze operative. Il governo britannico ha autorizzato MBDA a mettere a disposizione informazioni classificate relative ai componenti britannici del missile da crociera SCALP, sviluppato con tecnologia franco-britannica e corrispondente alla versione francese dello Storm Shadow. L’obiettivo è permettere a Francia e Ucraina di procedere verso la creazione di linee di assemblaggio direttamente sul territorio ucraino, aumentando nel tempo la capacità di Kiev di produrre armamenti a lungo raggio senza dipendere esclusivamente dalle forniture provenienti dagli arsenali occidentali.
Il problema più urgente rimane tuttavia la difesa dei cieli. L’intensificazione degli attacchi russi con missili e droni ha aggravato il consumo degli intercettori ucraini e Kiev continua a chiedere soprattutto sistemi Patriot e altre piattaforme antiaeree. Zelensky ha discusso con Macron anche della possibilità di ottenere ulteriori sistemi franco-italiani SAMP/T. La pressione è aumentata parallelamente al numero delle vittime civili provocate dagli attacchi aerei russi, mentre il fronte terrestre continua a estendersi per oltre mille chilometri.
A rafforzare il messaggio politico europeo è arrivata anche la decisione della Commissione Ue di approvare altri 6,1 miliardi di euro destinati alla difesa ucraina. Le risorse serviranno all’acquisto di sistemi di difesa aerea e missilistica, missili, munizioni e radar. La nuova tranche si aggiunge ai 16 miliardi precedentemente approvati per il sostegno militare, dei quali 8,35 miliardi risultano già erogati.
La componente europea della giornata contrasta però con il profilo più basso mantenuto dagli Stati Uniti. La prevista visita a Kiev degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner è stata nuovamente rinviata. Secondo le informazioni circolate nelle ultime ore, la missione sarebbe stata soltanto posticipata e non cancellata, ufficialmente a causa dell’intensificazione degli attacchi missilistici e con droni contro la capitale ucraina.
Washington non è comunque completamente assente dal confronto con Kiev. Alla vigilia delle celebrazioni Zelensky ha incontrato i senatori statunitensi Richard Blumenthal e James Lankford, ai quali ha illustrato soprattutto la crescente minaccia rappresentata dai missili balistici russi e la necessità di rafforzare le difese antiaeree.
La differenza rispetto alle precedenti fasi della guerra rimane evidente. Con la riduzione dell’assistenza militare statunitense sotto la presidenza di Donald Trump, gli Stati europei stanno assumendo un peso crescente nel sostegno a Kiev, sia sul piano finanziario sia su quello industriale e militare. Secondo il Financial Times, dall’inizio dell’invasione su vasta scala l’Unione Europea e i Paesi europei hanno mobilitato oltre 220 miliardi di euro in favore dell’Ucraina.
Il 35mo anniversario dell’indipendenza diventa quindi qualcosa di più di una ricorrenza nazionale. Kiev tenta di mostrare a Mosca che, nonostante quattro anni e mezzo di guerra, conserva una rete di alleanze capace di sostenerne lo sforzo bellico. Ma proprio la diversa visibilità europea e americana evidenzia anche il cambiamento degli equilibri occidentali: mentre l’Europa punta a rafforzare la capacità militare ucraina e a preparare garanzie di sicurezza per un eventuale dopoguerra, il percorso diplomatico guidato dagli Stati Uniti non è finora riuscito a superare le divergenze fondamentali fra Mosca e Kiev, a partire dal destino dei territori occupati.