Ue. “Atalanta” estende i controlli sulle petroliere russe nell’Oceano Indiano

di Giuseppe Gagliano –

L’Unione Europea amplia il raggio d’azione dell’Operazione Atalanta, autorizzando la missione a fermare e ispezionare nell’Oceano Indiano occidentale le petroliere sospettate di appartenere alla cosiddetta flotta ombra russa e di navigare con bandiere irregolari. La decisione segna un’evoluzione significativa della missione, nata per contrastare la pirateria al largo del Corno d’Africa e oggi impiegata anche per rafforzare l’applicazione delle sanzioni contro Mosca.
Secondo l’alto rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, l’obiettivo è ostacolare i traffici che contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico russo, aumentando i costi e i rischi legati all’esportazione del petrolio verso i mercati asiatici.
Sul piano giuridico, tuttavia, Bruxelles potrà intervenire soltanto nei casi previsti dal diritto internazionale del mare. La Convenzione delle Nazioni Unite consente infatti l’ispezione in alto mare quando vi siano fondati sospetti che una nave sia priva di nazionalità o utilizzi una bandiera alla quale non ha diritto. Le sole sanzioni europee non costituiscono invece una base giuridica sufficiente per fermare un’imbarcazione battente bandiera straniera.
La decisione estende di fatto il confronto economico tra Unione Europea e Russia alle principali rotte energetiche che attraversano il Golfo di Aden, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, aree già interessate dalle tensioni legate agli attacchi degli Houthi e alla sicurezza della navigazione commerciale.
L’operazione comporta anche rischi operativi. L’ispezione di una petroliera richiede infatti l’abbordaggio da parte di personale militare e potrebbe trasformarsi in un incidente internazionale qualora l’equipaggio opponesse resistenza o la nave fosse scortata da unità militari di un altro Paese.
La strategia europea punta soprattutto ad aumentare i costi della cosiddetta flotta ombra, composta da centinaia di petroliere registrate attraverso società opache e sistemi assicurativi alternativi, senza interrompere completamente le esportazioni russe. Resta però il rischio che controlli più severi possano rallentare il traffico marittimo, influenzare i prezzi internazionali del petrolio e alimentare tensioni con Paesi come India e Cina, principali acquirenti del greggio russo.
Con questa scelta Bruxelles affida sempre più spesso alle proprie capacità navali il compito di rendere effettive le sanzioni economiche, estendendo la competizione con Mosca ben oltre il continente europeo e aprendo una nuova fase del confronto strategico nelle rotte dell’Oceano Indiano.