Ue. Da Davos a Brussels una sola parola d’ordine: spazio alla sicurezza europea

di Luisa Santoro

L’edizione 2026 del Forum Economico Mondiale-WEF di Davos si è conclusa con un appello forte e chiaro a ridurre i rischi delle nostre economie e a diversificare le catene di approvvigionamento, rimbalzando con tutto il suo peso sul palco che, a Brussels, la settimana successiva ha ospitato la 18ma Conferenza Spaziale Europea-ESC.
Le risorse spaziali, infatti, sono oggi strumento essenziale per la sicurezza nazionale e, in quanto tali, possono diventare potenziali bersagli di forze ostili, sia istituzionali che militari, civili o commerciali.
Nel 2024 gli Stati Uniti hanno investito nello spazio sei volte di più rispetto a tutti gli attori europei messi insieme, mentre la Cina ha speso il 50% in più rispetto all’Europa: questo il campanello di allarme con cui il Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Europea-ESA, Joseph Aschbacher, ha aperto la ESC, indicando, al contempo, anche gli ingredienti fondamentali necessari per un recupero tempestivo da parte del vecchio continente in ambito spaziale:
1. un salto di qualità in tecnologia e innovazione: l’Europa vanta know-how e programmi leader a livello mondiale nell’osservazione della Terra, nella navigazione e nelle scienze spaziali, ma non ha ancora portato la propria eccellenza scientifico-tecnologica su un’adeguata scala industriale, come avvenuto, invece, in settori quali quello automobilistico, aeronautico e farmaceutico. Per farlo è necessario un salto di qualità, una vera e propria trasformazione, a guida industriale e con il supporto dell’ESA.
2. Sburocratizzazione: per il DG ESA, e come già sottolineato da Mario Draghi nel suo Rapporto sulla Competitività dell’UE di fine 2024, l’Europa “è troppo complessa, troppo frammentata e troppo difficile da navigare” e, a fronte delle attuali sfide geopolitiche ed economiche, ha bisogno di un approccio unitario ed efficace alla competitività, alla sostenibilità e alla sicurezza nello spazio, evitando qualsiasi duplicazione, chiarendo i rispettivi ruoli di ogni stakeholder, evitando inutili sovrapposizioni e limitando la burocrazia.
3. Finanziamenti a lungo termine: l’ESA sostiene pienamente la proposta, senza precedenti, di 131 miliardi per il capitolo Sicurezza, Spazio e Difesa del Fondo Europeo per la Competitività, anche se, sottolinea Aschbacher, probabilmente sia la difesa che lo spazio dovrebbero assicurarsi finanziamenti anche maggiori, dato il ruolo imprescindibile che ricoprono per la tutela dei nostri cittadini, della nostra economia e della sicurezza collettiva. Per tenere il passo con i concorrenti internazionali, l’Europa dovrebbe, cioè, fare un ulteriore sforzo, con il sostegno altrettanto sostanziale degli investitori privati, e provare a raggiungere un bilancio spaziale pari a un terzo di quello degli Stati Uniti entro il 2030, obiettivo che probabilmente richiederebbe il raddoppio degli attuali finanziamenti previsti dall’Europa.
Perché lo spazio, servendo tutti i livelli della società, è strumento strategico per la realizzazione dell’indipendenza e autonomia tanto di ogni stato europeo quanto dell’intero continente.