Ue. Le sanzioni non fermano l’energia russa, cresce ancora l’import di gas e petrolio

di Giuseppe Gagliano –

L’Unione Europea continua ad acquistare energia dalla Russia nonostante la strategia di progressivo disimpegno da Mosca. Nel mese di luglio il Belgio ha importato esclusivamente gas naturale liquefatto russo, mentre Ungheria e Slovacchia restano fortemente dipendenti dal petrolio trasportato attraverso l’oleodotto dell’Amicizia. Un quadro che evidenzia la distanza tra gli obiettivi politici di Bruxelles e le esigenze concrete del mercato energetico.
Budapest e Bratislava continuano a fare affidamento sulle forniture russe, anche perché la diversificazione richiede nuove infrastrutture, raffinerie adeguate e investimenti miliardari. Per l’Ungheria, inoltre, le difficoltà della centrale nucleare di Paks, legate al basso livello delle acque del Danubio, potrebbero aumentare la necessità di importare elettricità, con costi aggiuntivi stimati tra 100 e 200 miliardi di fiorini.
Anche il Belgio è tornato ad acquistare consistenti volumi di gas naturale liquefatto russo. La riduzione delle forniture provenienti dal Golfo, causata dalle tensioni in Medio Oriente e dai rischi lungo lo Stretto di Hormuz, ha spinto gli operatori europei verso il combustibile disponibile più rapidamente, favorendo il progetto russo di Jamal.
Nel primo semestre del 2026 l’Unione Europea ha importato quasi 9,9 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto russo, con un aumento del 16 per cento rispetto all’anno precedente e una spesa di circa sei miliardi di euro. Francia, Belgio e Spagna figurano tra i principali acquirenti, confermando come le sanzioni convivano ancora con una significativa dipendenza energetica.
Secondo l’analisi, la geografia continua a pesare più delle scelte politiche. Le infrastrutture costruite in decenni di cooperazione con la Russia non possono essere sostituite rapidamente, mentre le alternative provenienti dal Mediterraneo orientale, dal Nord Africa o dal Golfo restano esposte a instabilità geopolitica e rischi militari.
Le riserve europee di gas sono inoltre ai livelli stagionali più bassi dal 2009, rendendo più complesso l’obiettivo di interrompere completamente le importazioni russe entro il 2027. Sul piano strategico, la protezione di oleodotti, terminali, porti e rotte marittime richiede capacità militari che l’Europa non possiede ancora in piena autonomia, mantenendo una forte dipendenza dagli Stati Uniti e dalla Nato.
Il caso di Ungheria, Slovacchia e Belgio dimostra come la diversificazione energetica sia un processo molto più complesso delle decisioni politiche e come, almeno nel breve periodo, Bruxelles sia destinata a sostituire una dipendenza con un’altra piuttosto che raggiungere una reale autonomia energetica.