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Il Parlamento europeo ha adottato con 392 voti favorevoli, 88 contrari e 133 astensioni la sua posizione per i negoziati con il Consiglio su nuove norme di trasparenza per le attività di lobbying svolte nei paesi dell’UE per conto di paesi terzi. I deputati hanno rafforzato la proposta originaria della Commissione affinando le definizioni e introducendo garanzie per evitare la stigmatizzazione di attività legittime che possono contribuire positivamente al dibattito pubblico.
La direttiva riguarda le attività di rappresentanza di interessi dietro remunerazione (o altre forme di compenso) che mirano a influenzare le politiche, le leggi o il processo decisionale dell’UE. Ciò include l’organizzazione o la partecipazione a riunioni e conferenze, la presentazione di contributi a consultazioni o audizioni, campagne di comunicazione (anche tramite influencer sui social media), la preparazione di documenti strategici, la proposta di emendamenti e la realizzazione di sondaggi.
Sono escluse attività come funzioni governative o diplomatiche ufficiali, servizi dei media, consulenza legale e ricerca accademica. I deputati vogliono inoltre tutelare le attività delle organizzazioni della società civile, per cui i finanziamenti da sovvenzioni di paesi terzi non collegati al lobbying non saranno considerati remunerazione.
Per rafforzare la trasparenza e la responsabilità democratica, la direttiva stabilisce che le autorità nazionali indipendenti adottino registri obbligatori, collegati tramite un portale centralizzato dell’UE. Dopo la registrazione, alle entità sarà assegnato un numero unico europeo di rappresentanza d’interessi (EIRN), valido in tutta l’UE. I deputati sottolineano che i dati devono essere presentati in modo fattuale e neutrale, e che la semplice registrazione non deve creare un clima di sfiducia.
Il Parlamento intende garantire infatti che, a differenza di alcune leggi sugli “agenti stranieri” in alcuni paesi, la direttiva non possa essere usata per etichettare o penalizzare determinate entità, comprese le organizzazioni della società civile, né per limitare l’impegno civico. Inoltre, non deve essere impiegata per vietare attività o imporre la divulgazione di finanziamenti da paesi terzi non collegati alla rappresentanza di interessi.
La relatrice Adina Văleanv (PPE, Romania) ha dichiarato: “La trasparenza non è una questione ideologica, è una condizione fondamentale per la fiducia democratica. Con questa direttiva, chiunque intenda influenzare le decisioni dei paesi dell’UE per conto di un governo straniero dovrà registrarsi ed essere visibile. Si stabiliscono regole chiare e uniformi in tutta Europa, senza etichettare o gravare le organizzazioni legittime.”
Il Parlamento europeo è ora pronto ad avviare i negoziati con gli Stati membri, una volta che il Consiglio avrà adottato il suo mandato.
Le attività di rappresentanza di interessi, note come lobbying, sono attualmente regolate in modo diverso dagli Stati membri, spesso tramite registri obbligatori o volontari. Solo 16 Stati membri hanno adottato misure per regolamentare le attività generali di rappresentanza di interessi. Questa frammentazione crea ostacoli nel mercato e condizioni di concorrenza diseguali. Inoltre, potrebbe spingere le attività di lobbying verso stati meno regolamentati per eludere norme più rigorose.
Quando la proposta è stata inizialmente presentata dalla Commissione nel 2023, un sondaggio mostrava che l’81% degli europei riteneva l’ingerenza straniera nei sistemi democratici un problema serio da affrontare.












