Uganda. Il ministero della Salute dichiara conclusa l’emergenza Ebola

Red –

L’Uganda ha dichiarato ufficialmente conclusa l’emergenza Ebola. L’annuncio è stato diffuso oggi, 28 luglio, dal ministero della Salute al termine del periodo di monitoraggio di 42 giorni iniziato a metà giugno con la dimissione dell’ultimo paziente guarito. L’epidemia, dichiarata a maggio dopo l’importazione di casi dalla vicina Repubblica Democratica del Congo, si è conclusa con 20 contagi confermati e 18 persone guarite.
Secondo le autorità di Kampala, il rapido contenimento del virus è stato reso possibile dagli investimenti effettuati negli ultimi anni per rafforzare il sistema sanitario nazionale e dall’impiego di moderne tecnologie di sequenziamento genomico. Il governo ha inoltre rassicurato la comunità internazionale sulla sicurezza sanitaria del Paese, sottolineando come la risposta all’emergenza sia andata oltre i confini nazionali, con l’allestimento di laboratori mobili e di un centro di trattamento nella Repubblica Democratica del Congo per contribuire a contenere il focolaio alla fonte.
Nonostante la fine dell’emergenza in Uganda, le organizzazioni sanitarie invitano a non abbassare la guardia. Amref Health Africa ha ricordato in un comunato che il virus continua a circolare nella Repubblica Democratica del Congo e che il rischio di nuovi casi importati rimane concreto.
«La dimissione dell’ultimo paziente è un traguardo fondamentale, ma la battaglia non è finita», ha dichiarato Patrick Kagurusi, Country Director di Amref Uganda. «Finché l’Ebola continuerà a circolare nella Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda rimarrà a rischio. Per questo dobbiamo continuare a investire in sistemi sanitari solidi e in comunità pronte a reagire. L’Ebola non si sconfigge solo negli ospedali: un’epidemia si argina quando la popolazione ha accesso a informazioni affidabili, gli operatori sanitari in prima linea sono ben preparati e le persone sanno quando curarsi. Questa emergenza dimostra ancora una volta che la prevenzione salva vite e che investire nei lavoratori sanitari locali, nei leader comunitari e nell’informazione rappresenta la prima linea di difesa».
Durante l’emergenza, Amref ha sostenuto la risposta nazionale mobilitando centinaia di operatori sanitari comunitari e squadre di intervento rapido in otto distretti considerati ad alto rischio e nei principali valichi di frontiera. Le attività hanno consentito di sottoporre a screening oltre 35.000 persone, gestire in sicurezza l’isolamento dei casi sospetti e raggiungere più di 53.000 cittadini con campagne di informazione dedicate alla prevenzione.
L’organizzazione rinnova infine l’appello alla comunità internazionale affinché continui a sostenere il rafforzamento dei sistemi sanitari di base e della sorveglianza transfrontaliera nell’Africa centrale, ritenuti strumenti essenziali per prevenire future epidemie.