di Giuseppe Gagliano –
Dall’incriminazione di Raul Castro alle sanzioni contro governi sgraditi, passando per la sospensione di procedimenti giudiziari verso interlocutori ritenuti utili, la politica latinoamericana dell’amministrazione Trump sembra sempre più orientata a utilizzare il diritto come leva di pressione geopolitica.
Il caso dell’accusa contro Raul Castro per l’abbattimento di due aerei civili nel 1996 rappresenta il segnale più evidente di questa strategia. La riapertura di un dossier vecchio di quasi trent’anni coincide infatti con il rafforzamento della presenza militare statunitense nei Caraibi, alimentando il messaggio che Washington mantiene aperte tutte le opzioni nei confronti di Cuba.
Il confronto con il Venezuela evidenzia una politica selettiva. Mentre vengono rilanciate accuse contro l’Avana, le indagini su Delcy Rodríguez, figura di primo piano del chavismo, sono state sospese. Le accuse non sono state archiviate, ma congelate per ragioni di opportunità politica, confermando una linea in cui conta soprattutto l’utilità strategica degli interlocutori.
Lo stesso schema emerge in altri Paesi della regione. Dalla grazia concessa all’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández alle sanzioni contro Gustavo Petro in Colombia, fino alle misure adottate e successivamente ritirate nei confronti di esponenti politici in Paraguay e Brasile, il diritto appare sempre più subordinato agli interessi del momento.
Le conseguenze investono anche il piano economico. In un contesto caratterizzato da sanzioni variabili, incriminazioni sospese e minacce giudiziarie permanenti, gli investimenti diventano più rischiosi. Il Venezuela resta un esempio emblematico: qualsiasi apertura politica potrebbe essere rimessa in discussione da futuri cambiamenti a Washington o da iniziative giudiziarie internazionali.
Sul piano strategico, il ritorno della pressione americana nei Caraibi conferma la volontà degli Stati Uniti di riaffermare il controllo sulla propria area di influenza. Il dispiegamento della portaerei Nimitz rafforza il valore deterrente della presenza militare statunitense e rende più credibili eventuali operazioni di pressione politica o militare.
Secondo questa lettura, la politica regionale americana punta a costruire un sistema fondato sulla fedeltà politica: chi collabora ottiene benefici e clemenza, chi si oppone rischia sanzioni, isolamento e procedimenti giudiziari. Le risorse energetiche, le rotte commerciali, i flussi migratori e la cooperazione nella sicurezza diventano così strumenti di negoziazione.
La conseguenza più controversa è la trasformazione della giustizia in uno strumento di politica estera. Quando sanzioni, incriminazioni e provvedimenti giudiziari dipendono dalla convenienza strategica del momento, il principio dello Stato di diritto rischia di lasciare spazio alla logica della potenza. In America Latina, una storia già conosciuta che oggi si ripresenta sotto nuove forme e con il linguaggio della legalità.











