di C. Alessandro Mauceri –
Da diversi mesi è in corso una guerra iniziata dagli USA. Voluta a tutti i costi (nel vero senso della parola) da Trump, viene condotta a colpi di dazi nei confronti di paesi presentati come avversari degli USA. Paesi nemici non militarmente ma dal punto di vista economico (si pensi all’India o alla Cina) o geopolitico (Messico e Canada in primis).
Una guerra nella quale potrebbe avere un ruolo importante anche un altro soggetto. All’interno dei confini nazionali per Trump quella dei dazi è diventata una battaglia giudiziaria, l’ennesima.
Molte delle decisioni prese e sbandierate dal presidente dall’inizio del suo secondo mandato sono state bloccate dai tribunali. Questo potrebbe avere implicazioni profonde non solo per l’economia americana, ma per l’equilibrio dei poteri esecutivolegislativo e per i partner commerciali del paese. Secondo i giudici federali i balzelli di Trump sui dazi potrebbero essere illegali.
Da quando ha iniziato a sbandierare la propria decisione di imporre dazi a destra e a manca, la legge invocata dal presidente è stata la International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977: una norma pensata per rispondere a “minacce insolite e straordinarie” dall’estero.
Un tribunale d’appello statunitense però ha affermato che la maggior parte dei dazi imposti da Trump con l’IEEPA sono illegali. Secondo i giudici, questa legge non autorizza il presidente ad imporre tariffe o tasse: questo potere sarebbe prerogativa del Congresso. “Le tariffe non sono normalmente una prerogativa esecutiva”. Una decisione quella della Corte che non è riuscita a bloccare tutti i dazi, concedendo all’amministrazione un margine per impugnare la decisione, ma che potrebbe avere conseguenze rilevanti.
Molte aziende, sia made in USA che estere, stanno affrontando costi imprevisti e rischiano di vedere i dazi annullati, con pratiche farraginose e lungaggini senza fine alle dogane. La decisione di Trump ha già creato una pericolosa instabilità nelle relazioni commerciali globali: partner come l’Europa e altri mercati, hanno avvertito che politiche simili minano il sistema multilaterale e la fiducia nel commercio internazionale. E il bilancio federale, già vittima del più lungo shutdown della storia moderna del paese (nonostante la maggioranza repubblicana sia alla Camera che al Senato), potrebbe pagarne le conseguenze: se i dazi dovessero essere dichiarati illegittimi, gli Stati Uniti d’America potrebbero essere costretti a rimborsare miliardi di tariffe già incassate. Questo potrebbe diventare un grosso problema anche sotto il profilo politico visto che le elezioni di medio termine non sono lontane.
Se Corte suprema dovesse confermare la sentenza d’appello, si potrebbe assistere a una radicale revisione delle politiche commerciali americane e del ruolo del presidente nella materia. Al contrario, una conferma del potere esecutivo rafforzerebbe la capacità presidenziale di agire unilateralmente sulle tariffe.
Tutto questo è un campanello d’allarme anche sotto un altro punto di vista. Decenni di accordi di libero scambio hanno messo le multinazionali e le grandi imprese in condizioni di produrre dove i costi erano minori e vendere ovunque senza temere dazi e altre limitazioni. La decisione imposta da Trump (e i danni potrebbero derivarne) potrebbero essere replicati altrove. Tutto questo metterebbe a dura prova l’ordine commerciale multilaterale finora imperante.
Ma non basta. La controversia sui dazi imposti da Trump non riguarda solo la legittimità di una legge economica, ma il confine tra potere esecutivo e legislativo, il funzionamento del commercio mondiale e la certezza delle regole. Se i dazi saranno confermati illegali, le ripercussioni economiche, giuridiche e politiche saranno vaste e tutti, non solo gli Stati Uniti, ne pagheranno le conseguenze.












