
di C. Alessandro Mauceri –
Oggi è scaduto il Trattato New START. Sottoscritto nel 2010 dai presidenti di USA e Russia, Obama e Medvedev, è entrato in vigore nel 2011 ed è stato prorogato una volta nel 2021. Tra i punti più importanti il limite di 1.550 testate nucleari strategiche operative per ciascun paese ma soprattutto un articolato sistema di verifiche reciproche. Per anni, questo trattato ha garantito trasparenza, prevedibilità e canali di comunicazione, elementi fondamentali per ridurre il rischio di escalation militari.
Ora la situazione è cambiata. In peggio. Senza un rinnovo né un accordo sostitutivo, Stati Uniti d’America e Russia non sono più vincolati da limiti giuridici sul numero di armi nucleari strategiche. Un passaggio storico che segna la fine dell’ultimo grande pilastro del controllo degli armamenti nucleari tra le due superpotenze, responsabili insieme di oltre il 90% degli arsenali atomici mondiali (in realtà c’erano già stati segnalindi un peggioramento).
Di chi è la colpa di tutto questo? Di entrambi. Secondo alcuni la mancata proroga sarebbe il risultato di un progressivo deterioramento delle relazioni tra Washington e Mosca. Già nel 2023 la Russia aveva sospeso la partecipazione alle ispezioni previste dal trattato, pur dichiarando di rispettarne formalmente i limiti. A settembre 2025, le autorità russe hanno proposto una proroga di un anno e hanno chiesto di tenere nuovi incontri per definire i termini del rinnovo (un passaggio importante considerando che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha già approvato un trattato per la messa al bando globale di queste armi). Dal canto loro, gli USA non hanno risposto formalmente e hanno dichiarato che un nuovo accordo sul controllo degli armamenti strategici dovrebbe includere anche altre potenze nucleari tra cui la Cina. Una posizione che, se da un lato riflette i mutati equilibri geopolitici, dall’altro ha di fatto bloccato ogni possibilità di rinnovo immediato del New START.
Tutto questo ha avuto effetti preoccupanti. Alla scadenza del trattato, Mosca ha dichiarato di non considerarsi più vincolata dagli obblighi del New START, pur sostenendo di voler agire con “responsabilità”. Le reazioni internazionali sono state improntate alla preoccupazione: dalle Nazioni Unite alla Santa Sede, più voci hanno messo in guardia contro il rischio di una nuova corsa agli armamenti nucleari. Diverse le Ong che hanno denunciato il silenzio politico e mediatico che ha accompagnato la data di scadenza del trattato. Nei loro appelli si parla come del rischio legato alla mancanza dei meccanismi di controllo e verifica. Questo articolo riduce drasticamente la fiducia reciproca, in un contesto già segnato da conflitti armati e instabilità strategica.
Senza un trattato come il New START, non esistono più limiti legalmente vincolanti per riempire gli arsenali nucleari strategici (di Stati Uniti e Russia, ma anche di altri paesi) di questo tipo di armi di distruzione di massa.
Un rischio che non è solo quantitativo, ma qualitativo: nuove tecnologie, sistemi ipersonici e tecnologie militari sempre più aggressive potrebbero trovare spazio in un contesto privo di regole condivise. Per decenni, il controllo degli armamenti è stato uno degli strumenti principali di riduzione del rischio di guerra nucleare. Ora di tutto questo non rimane nulla.
Non si tratta di una discussione formale, ma di una precisa scelta politica che incide direttamente sulla sicurezza globale. Una scelta che, in un colpo solo, riporta il pianeta ai tempi della Guerra Fredda. Il rischio non è solo che il disarmo venga sostituito da una logica di deterrenza senza freni. Ma che questo sia solo l’ennesimo tassello di un mosaico che, passo dopo passo, sta portando il pianeta verso una nuova guerra mondiale.











