Usa. Grok entra nei sistemi classificati del Pentagono: l’IA militare cambia fase

di Giuseppe Gagliano

L’ingresso del modello di intelligenza artificiale Grok nei sistemi classificati del Pentagono segna una svolta nella strategia tecnologica della difesa statunitense. L’accordo è stato firmato con xAI, la società fondata da Elon Musk, e rappresenta molto più di una semplice espansione commerciale: apre una nuova fase nella competizione tra grandi aziende di IA per accedere alle infrastrutture più sensibili della sicurezza nazionale americana.
Finora il principale modello operativo in questi ambienti era Claude, sviluppato dalla società Anthropic, utilizzato per attività di analisi dell’intelligence, sviluppo di capacità militari e supporto alle operazioni. L’arrivo di Grok introduce per la prima volta una concorrenza diretta all’interno dei sistemi classificati del Dipartimento della Difesa.
La partita, tuttavia, non è solo tecnologica. Il Pentagono sta esercitando pressioni su Anthropic affinché riduca alcune limitazioni imposte all’uso di Claude in ambito militare. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe persino evocato la possibilità di ricorrere al Defense Production Act se l’azienda non dovesse concedere un accesso più ampio ai propri modelli.
Secondo diverse ricostruzioni, Claude resta comunque il sistema più integrato nei circuiti classificati del Pentagono. Proprio questa dipendenza preoccupa Washington, che teme di restare vincolata a un unico fornitore capace di imporre limiti etici su sorveglianza e impiego automatico delle tecnologie. In quest’ottica, l’accordo con xAI rappresenta anche una leva negoziale per ridurre tale dipendenza.
Sul piano industriale, la decisione segnala che l’intelligenza artificiale militare sta passando dalla fase sperimentale a quella strutturale. L’integrazione di modelli avanzati nei sistemi classificati indica che l’IA non è più soltanto uno strumento di supporto tecnico, ma una componente sempre più centrale dell’architettura di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Lo sfondo è la competizione geopolitica globale, in particolare con la Cina. Per evitare di perdere terreno nella corsa tecnologica, il Pentagono sta spingendo diversi grandi laboratori — tra cui Google e OpenAI — a negoziare l’accesso ai sistemi classificati.
In questo scenario, l’accordo con xAI assume un valore politico oltre che tecnologico: segnala la volontà degli Stati Uniti di trattare l’intelligenza artificiale come una risorsa militare critica, integrandola rapidamente nelle proprie strutture decisionali.