Usa. Gruppi armati pro Trump si stanno coalizzando

Schierati 20mila militari della Guardia nazionale. Ma a colpire potrebbero essere lupi solitari.

di Giuseppe Gagliano –

È altamente probabile che gli Usa potrebbero assistere a livelli crescenti di violenza in molti stati, poiché i sostenitori dell’insurrezione del 6 gennaio continuano a organizzarsi in movimenti anche armati. La loro incidenza nel minacciare la sicurezza nazionale dipenderà dalla capacità di superare le principali divisioni interne, e sarà determinante la velocità con cui le autorità degli Stati Uniti risponderanno all’ascesa di quello che sta rapidamente diventando un pericoloso movimento militante.
I sostenitori dell’insurrezione nazionalista che ha scosso la nazione il 6 gennaio torneranno senza dubbio a Washington in tempo per dare prova di forza durante l’inaugurazione della presidenza di Joe Biden. I rapporti di intelligence delle agenzie federali statunitensi menzionano fino a 17 eventi separati pianificati nella capitale della nazione da una varietà di gruppi militanti. Se questi eventi si concretizzeranno, è probabile che gli Stati Uniti assisteranno alle più grandi proteste armate della loro storia. Altri raduni, molti dei quali coinvolgono militanti armati, si svolgeranno in tutti i 50 stati tra il 16 e il 20 gennaio.
È improbabile che i militanti che scenderanno su Washington nei prossimi giorni intraprendano ostilità a tutto campo contro ben 20mila membri della Guardia Nazionale degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Inquier, a questi ultimi sono state date chiare regole di ingaggio, che includono l’uso della forza letale contro gli aggressori. Le capacità di comando e controllo necessarie per minacciare seriamente un esercito professionale di 20mila uomini rendono improbabile che gli insurrezionalisti tentino una simile missione suicida. Tuttavia la possibilità che uno o più piccoli gruppi di militanti particolarmente fanatici scendano su Washington determinati a impegnarsi in un combattimento diretto contro le forze armate statunitensi non dovrebbe essere ignorata.
È quindi probabile che accada che gli insurrezionalisti ingaggino una contrapposizione con le forze del governo di tipo asimmetrico, cioè ricorrendo a strategie e tattiche di guerra non convenzionale. È più probabile che tali scenari si concretizzino nei prossimi mesi, o addirittura anni, nelle campagne dei cosiddetti “stati rossi”, dove alcuni sostenitori del presidente Donald Trump potrebbero essere disposti ad aiutare gli insorti fornendo loro protezione e copertura. In questi stati rossi rurali gli insorti avranno maggiori probabilità di ricevere la simpatia di alcuni membri delle forze dell’ordine.
Abbiamo visto un preambolo di tali azioni insurrezionali nelle campagne nel 2014, quando militanti armati antigovernativi si sono impegnati in uno scontro armato prolungato con gli ufficiali del Bureau of Land Management nel Nevada sud-orientale. Due anni dopo un gruppo armato di militanti nazionalisti, alcuni dei quali avevano legami con le milizie, si impadronì del quartier generale del Malheur National Wildlife Refuge in Oregon e lo occupò per oltre un mese, azione questa che si concluse con una morte e diverse pene detentive.
Tali azioni, replicate su scala molto più ampia, presuppongono un livello di unità, disciplina e organizzazione che è attualmente assente dal più ampio movimento nazionalista che fa parte della base elettorale del presidente Trump. Gruppi come i Oath Keepers, i Three Percenters o i Proud Boys, hanno poco in comune con Groyper Army, i seguaci di QAnon, i neo-confederati, i sostenitori del movimento ‘Boogaloo’ e persino i Black Hebrew Israelites, che secondo quanto sostengono i report della intelligence hanno partecipato all’assalto al complesso del Campidoglio il 6 gennaio. Questa è una fusione di gruppi senza leader, che di solito non comunicano tra loro e hanno poco in comune a parte il sostegno al presidente Trump. È anche possibile che questi gruppi possano rivoltarsi l’uno contro l’altro.
Tuttavia, questo non significa che si eviteranno violenze gravi. Molti di questi gruppi e dei loro sostenitori dirigono la loro ira più radicale , non contro i democratici liberali, ma contro i membri più importanti del Partito Repubblicano, che accusano di slealtà nei confronti del presidente Trump. Probabilmente i militanti prenderanno di mira i legislatori e le loro famiglie nei prossimi mesi, e la più grande minaccia alla sicurezza non sono i gruppi militanti organizzati ma piuttosto i singoli “lupi solitari”, che decideranno di agire in modo indipendente, senza consultazione o coordinamento con altri radicali. Il loro isolamento dalle reti di altri estremisti violenti tende a rendere i “lupi solitari” difficili da individuare e ad aumentare quindi la letalità delle loro azioni.
Per una esatta valutazione del pericolo i numeri hanno la loro rilevanza. Il presidente Trump ha infatti ricevuto 74,2 milioni di voti nelle elezioni presidenziali del 2020 ed è quindi possibile che goda del sostegno di 85 milioni di americani, inclusi i non elettori. Se il 5 per cento di questi sostenitori è a favore dell’assalto del 6 gennaio al complesso del Campidoglio, questo significa che vi potrebbero essere 4,25 milioni di americani potenzialmente ostili. Se solo il 3,5% di questi americani è determinata a intraprendere azioni armate contro lo stato, ciò significa che ci potranno essere 150mila militanti in tutto il paese pronti a intervenire.
Attraverso il potere di Internet e delle applicazioni online criptate facili da trovare, installare e utilizzare, questi militanti si stanno sempre più avvicinando l’un l’altro, convinti che il loro leader sia stato ingiustamente rimosso dal potere in un’elezione fraudolenta. La possibilità che questi militanti inizieranno a impegnarsi in un’insurrezione armata al servizio di un’insurrezione organizzata a livello nazionale è molto reale.
In passato i numerosi componenti del governo degli Stati Uniti sono stati ripetutamente chiamati ad adattarsi con enorme velocità alle minacce alla sicurezza in rapida evoluzione. Nel 1941 guidarono rapidamente le forze produttive del paese nella creazione di un’economia di guerra che contribuì a invertire le sorti della seconda guerra mondiale. Nel 2001 hanno rivolto la loro attenzione alla militanza islamista reindirizzando rapidamente il proprio apparato di intelligence lontano dalla logica bipolare verso il Medio Oriente e l’Asia centrale. Ora sono chiamati ad agire ancora una volta con la stessa rapidità, ma questa volta contro una minaccia interna alla sicurezza nazionale, che non si vede dal 1860. Le agenzie governative dovranno agire senza indugio, all’unisono, o per usare le parole del Joint Chiefs of Staff nella loro lettera del 12 gennaio alla Joint Force, per proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti contro tutti i nemici, stranieri e interni. Se non saranno in grado di agire in modo sinergico e coordinato nello sconfiggere l’attuale insorgenza estremista gli Stati Uniti si troveranno in una situazione di permanente instabilità interna che potrebbe compromettere in modo rilevante le sue scelte nel campo della politica estera.