Usa. Il Pentagono cerca di contrastare la Cina nell’Artico

di Giuseppe Gagliano

Il crescente interesse degli Stati Uniti verso le attività militari e diplomatiche di Mosca e Pechino nell’Artico li ha indotti a monitorare con maggiore attenzione la regione. La Cina, attraverso l’iniziativa Digital Belt and Roads (DBAR), sta promuovendo la cooperazione scientifica offrendo dati e risorse open source attraverso il satellite Jingshi 1 (Ice Pathfinder) del 2019 e altri satelliti dedicati alla componente polare della Belt & Road Initiative. Ha inoltre rafforzato la cooperazione regionale nell’Artico collaborando sia con la Russia, che sta avanzando con il suo programma Arktika-M (il cui completamento è previsto per il 2026), sia con i paesi scandinavi. La Svezia, tramite la Swedish Space Corp, ha ridotto dal 2020 l’utilizzo dei dati dei satelliti cinesi, mentre la Cina ha stretto un accordo con la Finlandia per l’osservazione terrestre artica.
Di fronte a ciò il Pentagono ha rilasciato una nuova strategia artica il 23 ottobre enfatizzando la cooperazione con il Canada per modernizzare il NORAD e rispondere alle debolezze emerse durante la crisi dei palloni spia cinesi all’inizio dell’anno.
Il Pentagono punta anche sulla cooperazione internazionale, in particolare con il Canada attraverso l’International Cooperative Engagement Program for Polar Research, e cerca un partner specifico in Scandinavia. La Norvegia lancerà satelliti di telecomunicazione che saranno combinati con il progetto di telecomunicazioni statunitense.
Questa nuova strategia del Pentagono mira a superare le inadeguate capacità di osservazione degli USA nella regione, una questione che persiste nonostante gli sforzi dell’amministrazione Biden. Iris A. Ferguson, nuovo vice segretario aggiunto della Difesa per l’Artico e la resilienza globale, ora supervisiona la sorveglianza spaziale dell’Artico, attualmente sotto la responsabilità della nuova Space Force.