di Giuseppe Gagliano –
La guerra contro l’Iran avrebbe ridotto in modo significativo le scorte di missili di precisione degli Stati Uniti, evidenziando i limiti di una strategia militare basata su campagne rapide e sull’impiego intensivo di armamenti ad alta tecnologia. Secondo fonti vicine all’amministrazione statunitense, Washington avrebbe ormai consumato gran parte dei missili Atacms e dei nuovi sistemi destinati a sostituirli, oltre a una quota rilevante dei Tomahawk, degli intercettori Patriot e dei sistemi Thaad.
Il conflitto, inizialmente concepito come un’operazione di breve durata, si è trasformato in una guerra di logoramento durata cinque mesi, imponendo un impiego continuo di munizioni sofisticate, costose e difficili da rimpiazzare rapidamente. L’espansione della produzione industriale richiede infatti tempi lunghi e non appare sufficiente a sostenere contemporaneamente gli impegni militari in Medio Oriente, il sostegno all’Ucraina, la difesa di Israele e la preparazione a un eventuale confronto con la Cina.
La riduzione delle scorte avrebbe conseguenze anche nell’Indo Pacifico, dove i missili a lunga gittata rappresentano uno strumento fondamentale per contrastare le capacità militari cinesi. Ogni sistema utilizzato in Medio Oriente riduce quindi la disponibilità di armamenti destinati alla deterrenza nei confronti di Pechino, modificando gli equilibri strategici globali.
La scarsità di missili potrebbe inoltre costringere gli Stati Uniti a ricorrere con maggiore frequenza a bombardieri e cacciabombardieri pilotati, aumentando i rischi operativi e l’esposizione degli equipaggi. Una scelta che comporterebbe costi politici e militari più elevati rispetto all’impiego di armi a lungo raggio.
Anche Ucraina e Israele potrebbero risentire della diminuzione delle scorte. Kiev rischia di ricevere un numero inferiore di sistemi di difesa aerea, mentre la protezione dello Stato israeliano continua ad assorbire grandi quantità di intercettori contro missili balistici e droni, aggravando la pressione sulle riserve occidentali.
L’analisi evidenzia inoltre come l’industria della difesa statunitense e occidentale sia stata progettata per conflitti limitati e non per guerre prolungate su più teatri. L’aumento della produzione di missili richiederà anni, mentre nel frattempo Washington sarà costretta a definire nuove priorità strategiche.
Secondo questa valutazione, la guerra dimostra che la superiorità tecnologica non è sufficiente senza adeguate capacità produttive e consistenti riserve di armamenti. La sfida per gli Stati Uniti non riguarda la possibilità di continuare a combattere, ma la capacità di sostenere simultaneamente più conflitti senza compromettere la propria posizione strategica globale.












