
di Giuseppe Gagliano –
Più di un milione di migranti, entrati negli Stati Uniti durante l’amministrazione Biden grazie a un programma di libertà vigilata umanitaria, rischiano ora di vedere spezzato quel fragile equilibrio che avevano conquistato. È quanto emerge da un documento dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), pubblicato dal Miami Herald, che descrive uno scenario inquietante: la revoca del soggiorno temporaneo e l’espulsione rapida di migliaia di persone, tra cui cittadini di Cuba, Nicaragua, Venezuela e Haiti.
Si tratta di uomini, donne e famiglie che avevano creduto alle promesse di un’America diversa, più inclusiva e pronta ad accogliere chi fugge dalla fame, dalla dittatura o dalla violenza. Biden, nella retorica elettorale, aveva costruito un’immagine opposta a quella di Trump, promettendo un’umanità che sembrava mancata nell’era dei muri e delle gabbie al confine. Ma la realtà, come spesso accade, si rivela ben diversa dai proclami. Ora, quelle stesse persone che avevano ottenuto un permesso di due anni per lavorare e ricostruirsi una vita rischiano di essere rispedite nei luoghi da cui sono scappate, in nome di un “ripensamento” politico.
La lista delle ipocrisie è lunga e bipartisan. Da un lato, l’amministrazione Biden cerca di placare un’opinione pubblica spaccata e la pressione dei repubblicani che accusano il presidente di aver favorito un’immigrazione fuori controllo. Dall’altro, la stessa amministrazione è stata la promotrice del programma di libertà vigilata umanitaria, presentandolo come una soluzione innovativa e umana per gestire i flussi migratori. Ma oggi, con l’ICE pronto a revocare migliaia di permessi, appare evidente che quel programma altro non era che un cerotto mal posizionato su una ferita aperta.
Non è la prima volta che i migranti diventano pedine di giochi politici più grandi di loro. L’America, che ama raccontarsi come la terra delle opportunità, è anche quella che alza muri, stringe accordi con regimi discutibili per fermare i flussi e delega la gestione dell’immigrazione a paesi terzi. Non si tratta solo di ipocrisia, ma di un tradimento delle speranze di chi ha messo a rischio la propria vita per inseguire un sogno che, per molti, si sta trasformando in un incubo.
E intanto, cosa succede a Cuba, in Nicaragua, in Venezuela o ad Haiti? Paesi in cui la crisi economica, politica e sociale si aggrava di giorno in giorno, alimentando nuovi esodi. La revoca dei permessi temporanei non fermerà la disperazione, né i flussi migratori. Al contrario costringerà migliaia di persone a tornare in contesti insostenibili, dove la povertà, la repressione o la violenza non lasciano alternative. Non si può risolvere un problema umano trattandolo come un’operazione burocratica.
L’ICE ha la penna pronta a firmare migliaia di ordini di espulsione. Biden invece ha ancora in mano la possibilità di decidere da che parte stare. Potrebbe dimostrare che il suo discorso sull’empatia non era solo una trovata elettorale. Ma i fatti, finora, raccontano una storia diversa. E, come spesso accade, a pagare il prezzo di questa storia saranno sempre gli ultimi.











