di Giuseppe Gagliano –
Mentre l’Unione Europea tira il freno all’invio di altri miliardi in armi a Kiev, e mentre la Cina smentisce categoricamente ogni ipotesi di intervento militare in Ucraina, negli Stati Uniti si riaffaccia un vecchio sogno a stelle e strisce: dividere la Russia dalla Cina. Ma è davvero una possibilità, o solo l’ennesimo miraggio strategico dell’Occidente?
Chi crede che bastino un paio di telefonate di Donald Trump per scollare Vladimir Putin da Xi Jinping dimentica, o finge di dimenticare, un fatto fondamentale: Mosca e Pechino non sono unite da convenienze momentanee, ma da una convergenza strutturale di interessi e visioni del mondo. La Cina non ha mai condannato l’invasione dell’Ucraina. Ha invece accusato la NATO di espansionismo e ha fornito alla Russia sostegno politico, economico e tecnologico. È stata un’ancora nei momenti più difficili, rompendo l’isolamento occidentale. Difficile, per Putin, rinunciare a un alleato del genere per le promesse di un interlocutore che, peraltro, rappresenta un Paese che ha costruito la sua intera postura globale sulla demonizzazione di Mosca.
Basta leggere i documenti ufficiali. Nel vertice NATO del giugno 2021, Pechino veniva già indicata come una “minaccia sistemica” per l’intero blocco atlantico. Lo stesso documento prometteva porte aperte all’Ucraina. Da allora, lo scenario non è cambiato: le esercitazioni congiunte tra Russia, Cina e Iran si susseguono, e l’ultima – datata 10 marzo – è la quinta dal 2019. La posta in gioco non è più solo l’Ucraina o Taiwan, ma l’intero equilibrio del potere globale. Separarli, oggi, significherebbe convincere due potenze che condividono lo stesso avversario – l’Occidente – a tradirsi a vicenda. Missione improbabile.
Trump oggi ha fretta. Non per amore della pace, ma per paura del campo di battaglia. L’estate 2025 potrebbe offrire a Mosca le condizioni migliori per lanciare una nuova offensiva di terra. I segnali ci sono tutti: i negoziati in Arabia Saudita restano inconcludenti, mentre gli attacchi alle infrastrutture energetiche si moltiplicano. Kyrylo Budanov, capo dell’intelligence militare ucraina, ha avvertito che senza negoziati seri entro l’estate, la sopravvivenza dell’Ucraina sarà in pericolo.
L’idea che gli Stati Uniti, attraverso un’operazione diplomatica-lampo, possano spezzare il fronte sino-russo è figlia di una visione egemonica del mondo: quella secondo cui l’Occidente può tutto, deve tutto, decide tutto. Una visione che ignora il cambiamento epocale in corso: oggi sono altri, e altrove, i centri della strategia e del consenso. La diplomazia del bastone e della carota ha fatto il suo tempo. E Trump, con tutto il suo pragmatismo tattico, non riuscirà a riscrivere le alleanze strategiche a colpi di tweet.












