Usa. Trump e il “nuovo ordine mondiale”: diplomazia sotto pressione e alleati in allarme

di Shorsh Surme –

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato a parlare di un “nuovo ordine mondiale” dopo una settimana particolarmente turbolenta sul piano internazionale, segnata dal suo interesse per l’annessione della Groenlandia e dalle ripetute minacce di imporre dazi come strumento di pressione politica.
Va ricordato che Trump, nel corso della sua carriera pubblica, non è mai stato noto per il suo stile diplomatico. Tuttavia, anche per i suoi standard, gli eventi degli ultimi giorni risultano significativi: essi evidenziano una crescente volontà di mettere in discussione l’ordine internazionale basato sulle regole che ha guidato la politica estera statunitense — e gran parte dell’Occidente — dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Groenlandia, Svizzera e Canada: cosa è accaduto.
Scontento della posizione del primo ministro canadese Mark Carney, Trump ha ritirato l’invito rivolto a Ottawa per partecipare al suo Consiglio di Pace. La decisione ha alimentato dubbi tra diversi alleati sulla legittimità dell’organismo, inizialmente creato per monitorare il cessate il fuoco a Gaza e successivamente percepito da alcuni come un potenziale rivale delle Nazioni Unite.
Durante il World Economic Forum di Davos, Trump ha inoltre minacciato l’imposizione di dazi contro la Svizzera — poi in parte ridimensionati — sostenendo che il leader svizzero lo avesse irritato durante una telefonata. Prima di allentare le tariffe su vari Paesi europei, ha anche esercitato forti pressioni sulla Danimarca affinché accettasse un maggiore controllo statunitense sulla Groenlandia, avvertendo:
“Ne saremmo molto grati. Oppure potete dire di no, e ce ne ricorderemo”.
Una posizione che, secondo l’Associated Press, ha creato tensioni anche all’interno della NATO.

Un nuovo ordine plasmato dall’imprevedibilità.
Trump e i suoi sostenitori criticano apertamente l’ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale, ritenendolo inefficace e troppo incline al compromesso. In alternativa, il presidente starebbe promuovendo un sistema meno definito e potenzialmente più instabile, fortemente influenzato dalle sue reazioni personali, dalle simpatie e dalle antipatie del momento.
Al rientro da Davos, la senatrice repubblicana Lisa Murkowski ha riferito che molti alleati degli Stati Uniti parlavano apertamente di un “nuovo ordine mondiale”, esprimendo confusione e incertezza. Secondo Murkowski, la percezione diffusa è che una semplice telefonata andata male con il presidente possa tradursi in dazi improvvisi, minando la fiducia dei partner commerciali tradizionalmente più solidi.