Usa. Trump ha autorizzato la creazione del Comando Spaziale

di Giuseppe Gagliano

Sottolineando la necessità di un’unità centralizzata di coordinamento allo scopo di tutelare gli interessi della sicurezza nazionale nello spazio, nuovo contesto geopolitico e geostrategico, il presidnete Donald Trump ha autorizzato la creazione del Comando Spaziale degli Usa. La nuova struttura verrà a costituire il sesto ramo delle forze armate americane e, dal punto di vista strettamente strategico, Trump ha precisato che la necessità di dominare lo spazio costituirà la migliore forma di deterrenza nei confronti degli avversari gli Stati Uniti e cioè della Russia e della Cina consentirà, ovvero di prevenire i conflitti nonché di avere informazioni di intelligence finalizzate ad agevolare la proiezione della potenza marittima americana nel Golfo.
Dal punto di vista storico lo spazio militare assume una nuova dimensione nei primi anni ’80 con la Strategic Defense Initiative (SDI) di Ronald Reagan. L’obiettivo della SDI era duplice, integrare la deterrenza nucleare con un sistema di prevenzione dell’aggressione sovietica, ma era anche quello di usare il potere tecnologico americano per dominare l’Unione Sovietica. Il crollo del Patto di Varsavia limitò severamente questa iniziativa, tuttavia l’idea di una difesa missilistica, in gran parte basata sullo spazio, non è mai stata abbandonata ed è stata ripresa con la visione tecnologica della rivoluzione negli affari militari degli anni ’90, e con la necessità di risposte rapide a causa della proliferazione delle capacità balistiche dei cosiddetti “stati canaglia”. A poco a poco il campo spaziale è diventato un mezzo a pieno titolo di azione militare e nessuna altra operazione può fare a meno di questo strumento dal quale dipendono le forze armate. Nel febbraio 2018 il Pentagono ha ammesso che gli Stati Uniti sono dipendenti dallo spazio e che i loro avversari ne sono consapevoli. Infatti Russia e Cina mirano a disporre di armi controspaziali non distruttive e distruttive, disponibili per un potenziale conflitto futuro globale, che potrebbe iniziare proprio nello spazio. Ciò ha spinto Heather Wilson, segretario dell’Aeronautica degli Stati Uniti, a sottolineare che il paese ha bisogno di organizzare e addestrare forze in grado di trionfare in qualsiasi tipo di conflitto futuro, spazio incluso. In occasione dell’impegno delle sue forze nel Golfo, la dottrina militare statunitense ha trasformato l’uso dello spazio e dato un posto centrale all’azione operativa. Lo spazio è quindi concepito come un moltiplicatore di forza con satelliti con prestazioni sempre più impressionanti.
A conferma dell’importanza del ruolo dello spazio quale moltiplicatore di potenza militare Brian Weeden, ex ufficiale delle operazioni nucleari e spaziali dell’Aeronautica militare ed ora direttore del programma di pianificazione presso la Secure World Foundation di Washington, ha posto l’enfasi sul ruolo decisivo che lo spazio avrà nei futuri conflitti militari. Tuttavia le considerazioni strategicamente più interessanti sono state fatte da due autorevoli protagonisti del potere politico e del potere militare americano. L’ex presidente della Camera dei Rappresentati americana Newt Gingrich e il tenente generale Steven L. Kwast dell’Aereonautica americana hanno sottolineato la necessità di realizzare sulla Luna nel più breve tempo possibile infrastrutture militari che avrebbero un ruolo strategico analogo alle infrastrutture che esistono sulla terra e sul mare e ciò consentirebbe, in linea teorica, il consolidamento e l’ampliamento del dominio globale da parte americana.
Al di là dello spazio strategico inteso come strumento militare, non vi è dubbio che le società moderne dipendano interamente dallo spazio (settore economico, industriale, bancario, ma anche sociale o sanitario, ecc.) e la loro capacità di recupero è in gran parte dovuta alla robustezza delle loro capacità spaziali (geolocalizzazione, comunicazioni, trasferimento dati, meteorologia, ecc.). La proliferazione di dispositivi orbitali è lì per testimoniare questa grande dipendenza. Più di 1.200 satelliti sono in servizio su 4.300 che sono stati lanciati dall’inizio dell’era spaziale e sono ancora in orbita. La metà di questi satelliti operativi sono civili, un terzo ha un uso strettamente militare e il resto ha una destinazione prevalentemente civile ma potenzialmente militare. Lo spazio, specialmente nelle sue orbite basse (prime centinaia di chilometri), è quindi molto impegnato se non affollato di satelliti perfettamente identificati nella loro missione civile o militare, ma alcuni di essi hanno un duplice uso. La cartografia dello spazio “militare” comporta quindi un grado di incertezza che rende necessario considerare qualsiasi satellite come vettore di potenza militare.