Usa. Trump: i Patriot per Kiev e la fattura all’Europa: tra carota e bastone, l’America First

di Giuseppe Gagliano

È un capolavoro di manovra trumpiana: spettacolare, controverso e calcolato nei minimi dettagli. Dopo aver sospeso per settimane la consegna di armamenti all’Ucraina, Donald Trump sorprende alleati e avversari annunciando l’invio di batterie antiaeree Patriot a Kiev. Ma fedele alla sua dottrina “America First”, il presidente americano puntualizza che l’operazione non graverà sulle casse di Washington: “Pagherà la NATO al 100%”, scandisce davanti ai giornalisti con il consueto piglio teatrale.
Dietro la trovata c’è una strategia che merita attenzione. Da un lato Trump mostra i muscoli verso Mosca: due settimane dopo una telefonata burrascosa con Vladimir Putin, il leader americano alza i toni denunciando la “duplicità” del presidente russo, capace – secondo lui – di “parlare dolcemente di pace di giorno e bombardare città ucraine di notte”. Dall’altro, Trump rivendica la capacità di imporre all’Europa di farsi carico dei costi militari di una guerra che, a suo dire, riguarda innanzitutto il Vecchio Continente.
Non è un dettaglio: Trump parla alla NATO come a un debitore riluttante, costretto finalmente ad aprire il portafoglio. È lo stesso schema già visto quando da presidente mise in discussione la solidarietà automatica dell’Alleanza Atlantica. Oggi lo ripropone come leva per convincere Putin a trattare da una posizione di forza, pur senza abbandonare l’idea di un accordo di pace che lo consacrerebbe come “l’uomo che ha fermato la guerra”.
Nel frattempo il fronte economico si accende: Trump studia sanzioni rafforzate contro Mosca e minaccia dazi del 500% verso quei Paesi che – direttamente o indirettamente – alimentano la macchina bellica russa. È una mossa che mira non solo a strangolare il Cremlino, ma anche a mettere in guardia Cina, India e altri Stati del Sud Globale attratti dal petrolio e dal gas scontati di Mosca.
Sul campo, il generale Keith Kellogg, cioè l’emissario trumpiano a Kiev, lavora per ricucire i rapporti con Zelensky, irritato dalle incertezze americane degli ultimi mesi. E a Bruxelles la diplomazia si agita in vista di un incontro cruciale tra Trump e il segretario generale della NATO.
La nuova linea trumpiana sembra chiara: bastone e carota, minacce e aperture, pressione economica e diplomazia ad alta tensione. Una miscela che spaventa gli alleati europei, ancora una volta messi di fronte alla brutalità di un leader che li considera soci riluttanti e ingrati. Ma per Trump, che sogna un secondo mandato da dominatore assoluto, è la dimostrazione che l’America non deve più pagare le guerre altrui.
Resta da capire se questa strategia porterà davvero alla pace o se sarà ricordata come un azzardo che ha moltiplicato i fronti di scontro.