di Alberto Galvi –
Il Dipartimento di Stato americano, lo scorso 11 dicembre, ha sanzionato in Venezuela tre nipoti della moglie del presidente Nicolás Maduro, oltre a sei petroliere e alle compagnie di navigazione a esse collegate. Le navi prese di mira sono superpetroliere che hanno recentemente caricato greggio in Venezuela, tra cui la H. Constance, costruita nel 2002, e la Lattafa, costruita nel 2003, entrambe battenti bandiera panamense; le altre battono invece bandiera delle Isole Cook e di Hong Kong.
Sono stati colpiti dalle sanzioni i nipoti della first lady venezuelana Cilia Flores, Franqui Flores ed Efraín Antonio Campo Flores. È stato sanzionato anche un terzo nipote, Carlos Erik Malpica Flores, che secondo gli Stati Uniti sarebbe stato coinvolto in un complotto di corruzione all’interno della compagnia petrolifera statale.
L’azione è avvenuta mentre gli Stati Uniti stanno portando avanti un massiccio rafforzamento militare nei Caraibi meridionali e mentre il presidente Donald Trump spinge per la destituzione di Maduro, indicato come leader del cosiddetto Cartel de los Soles. Le conseguenze di questa strategia si stanno rapidamente estendendo agli altri Paesi dell’area.
Nessuno di questi Paesi ha scelto lo scontro, eppure ciascuno è costretto a gestirne le ricadute. Washington ha aumentato la pressione su Caracas, conducendo oltre 20 operazioni contro presunte navi adibite al traffico di droga, un’azione che ha sollevato preoccupazioni tra legislatori ed esperti legali.












