Uzbekistan. Malumore per la diga taigika di Rogun. Ma serve una politica sull’acqua

di Giuseppe Gagliano –

Nel novembre 2018 era entrata in funzione la prima turbina della centrale idroelettrica di Rogun. Il 9 settembre 2019, la seconda turbina è stata commissionata in onore del Giorno dell’Indipendenza del Tagikistan.
Come è noto la diga di Rogun è stata costruita dalla compagnia italiana Salini Impregilo con un costo di circa 3.9 miliardi di dollari.
L’utilizzo da parte della diga delle acque del fiume Vakhsh, che si trova in Uzbekistan e che è un’affluente dell’Amu Darya che costituisce il più importante fiume della Asia Centrale, sta alla base dell’economia cotonifera uzbeka. Inevitabile che tutto ciò abbia determinato un conflitto di natura politica ed economica tra il Tajikistan e Uzbekistan, che potrebbe sfociare in un conflitto militare, come aveva minacciato l’ex presidente uzbeko Karimov, deceduto nel 2016. D’altronde non è difficile rendersi conto di come la diga di Rogun rivesta un ruolo fondamentale per il Tagikistan, perché gli consentirebbe di conseguire un’indipendenza economica e quindi un’autonomia politica dall’Uzbekistan. A partire dal marzo del 2108 il presidente Shavkat Mirziyoyev, il nuovo leader uzbeko, ha fatto una storica visita a Dushanbe incontrando il suo omologo, il presidente Emomali Rakhmon, e firmando 27 accordi volti a stabilizzare le relazioni bilaterali. Nonostante ciò la conflittualità sulla gestione delle risorse idriche rimane latente. Infatti allo stato attuale non è chiaro come l’Uzbekistan affronterà la diminuzione del flusso di acqua che scorre dal Tagikistan una volta che verrà completata la costruzione della diga di Rogun.
Sotto il profilo geografico è necessario sottolineare che l’Uzbekistan non solo è un paese senza sbocchi sul mare, ma è anche semi-arido e proprio per questo dipende dai paesi limitrofi per l’acqua. Inoltre allo stato attuale, a differenza di Israele, non ha avuto successo nell’attuare una gestione più sostenibile delle risorse idriche di cui dispone, risorse che vengono utilizzate per i campi di cotone in modo inefficiente e obsoleto e che inoltre devono soddisfare il fabbisogno di una popolazione in crescita di quasi mezzo milione alano.
Proprio da Israele l’Uzbekistan potrebbe acquisire la necessaria competenza tecnologica per uno sfruttamento più razionale delle risorse idriche. Nel ranking globale Israele si colloca al 172mo posto su 180 nazioni quotate, con 91,29 metri cubi di risorse interne di acqua dolce pro capite nel 2014. L’Uzbekistan invece si colloca al 152mo posto. Israele, a differenza dell’Uzbekistan, ha modernizzato con successo le sue tecniche di irrigazione per mitigare i suoi problemi di scarsità d’acqua attraverso la tecnologia di irrigazione a goccia, usando il minimo indispensabile di fertilizzanti e consentendo quindi alle falde acquifere di essere più salubri e produttive.