Venezuela. I proventi del petrolio gestiti dagli Stati Uniti alimentano il dibattito sulla sovranità economica

di Giuseppe Gagliano –

Il controllo statunitense sulle esportazioni di petrolio venezuelano continua ad alimentare interrogativi sulla gestione dei proventi della principale risorsa del Paese. Dall’inizio del 2026, secondo le ricostruzioni disponibili, le vendite internazionali del greggio avrebbero generato oltre 13 miliardi di dollari, ma soltanto una parte limitata delle somme risulta formalmente trasferita e rendicontata alle autorità di Caracas.
Washington sostiene di operare come amministratore fiduciario delle entrate petrolifere. Un decreto emanato a gennaio ha istituito un meccanismo per custodire i ricavi derivanti dalle esportazioni, affiancato da fondi separati destinati anche alle risorse minerarie e aurifere venezuelane. L’obiettivo dichiarato è preservare tali risorse in vista della ricostruzione economica del Paese.
Permangono tuttavia dubbi sulla trasparenza del sistema. Le dichiarazioni dell’amministrazione americana, che rivendica la restituzione di miliardi di dollari sotto stretta supervisione, non sono accompagnate da una rendicontazione pubblica completa. Finora l’unica cifra ufficialmente comunicata da Caracas riguarda circa 300 milioni di dollari depositati in Qatar e successivamente destinati al sistema bancario venezuelano per sostenere le importazioni e il mercato valutario.
Nel frattempo gli Stati Uniti mantengono un ruolo centrale nella gestione delle esportazioni, selezionando acquirenti, autorizzando operazioni commerciali e indirizzando il greggio verso mercati ritenuti strategici. Il controllo dei flussi finanziari derivanti dal petrolio attribuisce così a Washington un’influenza diretta sulla principale fonte di entrate del Venezuela.
La questione assume anche una dimensione geopolitica. Il nuovo sistema mira infatti a ridurre la presenza di Cina e Russia nel settore energetico venezuelano, riportando una parte delle esportazioni nell’orbita occidentale e assicurando forniture di greggio alle raffinerie statunitensi.
Resta però aperto il nodo della sovranità economica. Se da un lato gli Stati Uniti giustificano la gestione dei fondi come misura di garanzia e trasparenza, dall’altro l’assenza di una rendicontazione completa alimenta il dibattito sulla reale disponibilità delle risorse da parte del Venezuela. La gestione dei proventi petroliferi rappresenta così uno degli aspetti più delicati della ricostruzione economica del Paese e del nuovo equilibrio tra Caracas e Washington.