Xi Jinping “regala” ancora miliardi all’Africa. Ma con una mano dà e con l’altra prende

di Enrico Oliari

Piovono ancora soldi cinesi sull’Africa, persino “aiuti gratuiti e prestiti senza interessi”. Lo ha annunciato il presidente cinese Xi Jinping all’apertura del Focac, il “Forum on China-Africa Cooperation”, che in questa edizione si tiene a Pechino.
Xi ha reso noto che la Cina stanzierà 60 miliardi di dollari supplementari a favore dello sviluppo economico dei Paesi africani, come pure che verranno condonati i debiti dei paesi più poveri a patto che non investano in “progetti di vanità”. 15 miliardi di dollari saranno di “aiuti gratuiti e prestiti senza interessi”, 20 miliardi sarà l’ammontare di una linea di credito, 10 miliardi friniranno in un fondo per lo sviluppo dei rapporti fra il paese asiatico e il continente africano, 5 miliardi verranno destinati a favorire le esportazioni dall’Africa verso la Cina ed altri 10 miliardi serviranno da incentivi alle aziende cinesi ad investire nei vari paesi africani.
Per Xi “La cooperazione Cina-Africa deve dare ai cinesi e agli africani benefici tangibili e successi che possono essere percepiti”, e di 56 paesi africani solo in tre si sono opposti a quello che è in maniera sempre più evidente un vero e proprio colonialismo economico del Continente Nero. Tant’è che ormai la Cina, che ha già versato 170 miliardi di dollari, è presente in Africa con importanti progetti, dalla modernizzazione delle città alla costruzione di infrastrutture strategiche come porti, ferrovie, ospedali ed autostrade, dall’estrazione del petrolio agli sfruttamenti minerari, alla presenza di basi miliari, come a Gibuti. In Tanzania grazie ai fondi cinesi è in costruzione, soprattutto ad opera di aziende cinesi, il mega-porto di Bagamoyo, il quale nel 2045 diverrà lo scalo più grande del continente con una capacità gestionale di 20 milioni di container all’anno, in Sudafrica la cinese Zendai Property sta costruendo addirittura una città, Modderfontein New City, in Egitto la China Electric Power Equipment and Technology sta tirando 1.210 chilometri di cavi elettrici e una centrale per la produzione di energia della potenza di 500kV, in Sudan (ma anche in Ciad, Mauritania, Sud Sudan e Guinea Equatoriale) la CNPC (China National Petroleum Corporation) estrae petrolio, in Congo è in costruzione una diga, in Tanzania un gasdotto.
La Cina tuttavia con una mano dà e con l’altra prende, dal momento che agli affari d’oro, con ritorno a lungo termine grazie all’aumento della propria influenza nella regione, si uniscono gli enormi appezzamenti di terreno trasformati in allevamenti e in monocolture utili a soddisfare il fabbisogno alimentare di un miliardo e 300 milioni di cinesi, che se una volta si accontentavano di riso e cavoli oggi con il boom economico vogliono la bistecca, e la Cina resta un paese occupato in buona parte dal deserto dei Gobi e quindi insufficientemente in grado di soddisfare la richiesta crescente.
Tale fenomeno, noto come “Land grabbing”, rappresenta una delle cause dell’emigrazione africana, in quanto intere comunità rurali vengono espropriate dei terreni e quindi del proprio sostentamento.