di Giuseppe Gagliano –
Gli Houthi stanno intensificando la pressione sullo stretto di Bab al-Mandab con l’obiettivo di trasformarlo in uno strumento di pressione strategica sul commercio internazionale, replicando nel Mar Rosso il ruolo che lo Stretto di Hormuz svolge nel Golfo Persico. Secondo Afrah al-Zouba, designata ministra degli Esteri del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale, il movimento Ansar Allah punta a utilizzare il controllo della costa occidentale per condizionare il traffico marittimo e ottenere vantaggi politici, militari ed economici.
Bab al-Mandab rappresenta uno dei principali punti di transito del commercio mondiale, collegando il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano. Attraverso questo corridoio passa una quota rilevante del traffico commerciale globale e delle merci dirette verso il Canale di Suez e l’Europa, rendendo la sicurezza dell’area cruciale per l’economia internazionale.
Il 20 luglio gli Houthi hanno annunciato un blocco contro il traffico navale diretto verso l’Arabia Saudita o proveniente dal regno, accompagnando la decisione con attacchi missilistici e l’impiego di droni. Riad ha risposto bombardando il porto di Hodeidah, principale infrastruttura marittima controllata dagli insorti. L’escalation coincide con la ripresa delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e aumenta i rischi per le esportazioni energetiche saudite sia attraverso il Golfo Persico sia lungo la rotta del Mar Rosso.
La strategia degli Houthi non mira necessariamente a chiudere completamente lo stretto, ma a rendere la navigazione sufficientemente rischiosa da spingere le compagnie marittime a modificare le proprie rotte, aumentando costi assicurativi, tempi di trasporto e spese logistiche. Le conseguenze ricadrebbero in particolare sull’Europa, costretta a deviare parte dei traffici lungo il Capo di Buona Speranza, e sull’Egitto, che vedrebbe diminuire le entrate del Canale di Suez.
Dal punto di vista militare, neutralizzare la minaccia resta complesso. Gli Houthi dispongono di postazioni mobili, depositi sotterranei e una rete di infrastrutture difficili da individuare, mentre un’eventuale offensiva terrestre richiederebbe ingenti risorse e comporterebbe elevati rischi operativi e umanitari.
L’Iran continua a rappresentare il principale sostenitore delle capacità militari degli Houthi, fornendo assistenza tecnologica e missilistica che consente a Teheran di esercitare una pressione indiretta sulle rotte energetiche regionali senza impegnare direttamente le proprie forze. La combinazione tra la minaccia su Hormuz e quella su Bab al-Mandab rafforza così la profondità strategica iraniana e aumenta i costi per Arabia Saudita, Stati Uniti e loro alleati.
Lo Yemen continua intanto a pagare il prezzo più alto del conflitto. Diviso tra autorità rivali e influenze esterne, il Paese resta uno dei principali focolai di instabilità del Medio Oriente, mentre il controllo di pochi chilometri di costa si conferma sufficiente per influenzare gli equilibri economici e geopolitici dell’intero sistema internazionale.












