Yemen. La Francia vende armi alle monarchie del Golfo per la guerra contro gli Houthi

di Giuseppe Gagliano

Perché la vendita fatta recentemente dal presidente francese Emmanuel Macron di aerei da guerra Rafale agli Emirati Arabi Uniti ha suscitato la durissima reazione del giornalisti investigativi del sito francese Disclose?
Il sito dei giornalisti investigativi francesi ricorda che dal 2015 l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sono stati coinvolti nella guerra in Yemen, che ha causato quasi 400mila vittime. Nonostante la gravità degli abusi commessi e le accuse di crimini di guerra, il tema non è stato all’ordine del giorno della visita di Emmanuel Macron nel Golfo venerdì 3 e sabato 4 dicembre.
Tuttavia le armi vendute dalla Francia alle due monarchie del Golfo vengono utilizzate direttamente nel conflitto, come rivelano i documenti di “confidenzialità-difesa” ottenuti da Disclose. Queste note scritte dal segretariato generale per la difesa e la sicurezza nazionale (SGDSN), organizzazione posta sotto l’autorità di Matignon, rivelano che lo Stato francese ha autorizzato fin dal 2016 la consegna di quasi 150mila proiettili all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Pur sapendo che queste munizioni sarebbero state utilizzate nella guerra in Yemen. Ciò significa che gli aerei da caccia venduti recentemente dalla Francia agli EAU serviranno proprio nella guerra contro i ribelli Houthi Yemen.
Il sito francese rivela, da fonti confidenziali interne, che il 12 maggio 2016 si è tenuta a Parigi una riunione della Commissione interministeriale top secret per lo studio delle esportazioni di materiale bellico (CIEEMG), alla presenza dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa, dell’Economia e del Palazzo dell’Eliseo, questo poi occupato da François Hollande.
Al centro dei dibattiti, la proposta di rafforzare i controlli sulle esportazioni di armi verso i Paesi coinvolti nella guerra in Yemen. Il ministero degli Esteri, allora guidato da Jean-Marc Ayrault, è favorevole. Si interroga in particolare sulle consegne in corso di armi all’Arabia Saudita, ma nonostante l’esportazione di armi in queste nazioni violi i trattati sottoscritti il gabinetto di Jean-Yves Le Drian, si oppone a ogni forma di restrizione. Secondo il sito la Francia avrebbe venduto 41.500 proiettili della compagnia Junghas, sussidiaria di Thales, destinati alla guardia saudita; 3mila proiettili anticarro, 10mila proiettili fumogeni, 50mila proiettili ad alto potenziale esplosivo e 50mila razzi di artiglieria prodotti da Nexter all’esercito degli Emirati, nonché 346 missili anticarro dalla società MBDA all’esercito del Qatar. Importo totale contratti: 356,6 milioni di euro.
Veniamo adesso ad alcune considerazioni a margine della rivelazione del sito investigativo francese. Il fatto che le democrazie europe, che si vantano di ispirarsi a principi nobili universali, vendano armi a regimi autoritari è una costante contraddizione di tutti i regimi democratici, la quale dipende dal fatto che praticità che sta alla base della politica estera e soprattutto del modus operandi dei servizi di sicurezza non è compatibile con i principi né della democrazia né del diritto internazionale; in secondo luogo, nel momento stesso in cui gli Stati democratici autorizzano ope legis l’esistenza di industrie militari e autorizzano la vendita di questi prodotti a paesi europei ed extra europei, essi legittimano implicitamente le guerre che queste nazioni attuano. Se dunque le democrazie vogliono essere coerenti dovrebbero semplicemente riconvertire tutte le industrie militari. Prospettiva questa che allo stato attuale appare del tutto improponibile. Per non dire utopica.