di Giuseppe Gagliano –
Almeno 18 persone sono morte e più di 60 sono rimaste ferite in due ondate di attacchi degli Houthi contro al-Makha, città portuale strategica sulla costa occidentale dello Yemen, nei pressi dello stretto di Bab el-Mandeb. In meno di 24 ore sono stati impiegati missili balistici, droni e un’imbarcazione esplosiva, causando danni al porto, alle infrastrutture energetiche, ad abitazioni, depositi e aree commerciali.
Secondo le forze contrarie agli Houthi, undici droni sono stati abbattuti e due missili sono caduti in mare. L’offensiva ha comunque dimostrato la capacità del movimento di sottoporre un obiettivo strategico a una pressione prolungata, combinando diversi sistemi d’attacco e costringendo le difese a disperdere uomini e mezzi.
Al-Makha riveste particolare importanza per la sua vicinanza a Bab el-Mandeb, passaggio fondamentale tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden e lungo le rotte commerciali che collegano l’Asia al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Il porto rappresenta inoltre una base logistica ed economica per le forze guidate da Tareq Saleh, una delle principali componenti dello schieramento contrario agli Houthi.
L’offensiva ha interessato anche il distretto di al-Khokha, dove sarebbe stata presa di mira la residenza del governatore di Hodeidah. Gli Houthi sostengono di aver colpito concentrazioni di forze saudite e depositi di armamenti, mentre il governo yemenita afferma che gli attacchi abbiano interessato prevalentemente infrastrutture civili.
L’impiego contemporaneo di droni, missili balistici e mezzi esplosivi navali punta a saturare le difese avversarie. Anche quando gran parte degli ordigni viene intercettata, pochi vettori capaci di superare le difese possono provocare danni significativi a depositi, impianti energetici, strutture portuali e collegamenti logistici.
Le forze governative hanno annunciato una rappresaglia, che potrebbe concentrarsi su rampe di lancio, depositi e centri di comando degli Houthi. Un’eventuale offensiva terrestre risulterebbe invece più complessa a causa delle divisioni interne allo schieramento anti Houthi e dei differenti interessi sauditi, emiratini e delle forze locali.
L’escalation rischia inoltre di avere conseguenze economiche oltre i confini dello Yemen. Il Paese dipende fortemente dalle importazioni e ogni interruzione delle attività portuali può provocare aumenti dei prezzi e carenze di beni essenziali. Una maggiore insicurezza nell’area di Bab el-Mandeb potrebbe inoltre spingere altre compagnie di navigazione a evitare il Mar Rosso e a circumnavigare l’Africa, aumentando tempi di percorrenza, costi del carburante e assicurazioni.
Gli attacchi riportano infine in primo piano il ruolo dell’Arabia Saudita, che negli ultimi anni aveva cercato di ridurre il proprio coinvolgimento diretto nel conflitto attraverso negoziati con gli Houthi. Sullo sfondo resta anche l’Iran, principale sostenitore esterno del movimento, al quale ha fornito negli anni assistenza tecnologica e militare.
Il rischio è che l’attacco contro al-Makha anticipi una campagna più ampia contro Taiz, al-Khokha e la costa occidentale, riaprendo uno dei principali fronti della guerra yemenita e aumentando contemporaneamente la pressione sulla sicurezza della navigazione nel Mar Rosso.




