di Giuseppe De Santis –
Negli ultimi anni lo Zambia ha attraversato diversi problemi economici, causati dall’enorme debito estero e dalla siccità, che non solo ha danneggiato l’agricoltura ma ha anche provocato interruzioni nella fornitura di elettricità. Gran parte dell’energia, infatti, è prodotta da impianti idroelettrici rimasti fermi perché la mancanza di piogge ha ridotto drasticamente le riserve d’acqua.
Ora però il peggio sembra alle spalle: per il 2026 il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita del Pil del 5,8%, in aumento rispetto al 5,2% del 2025. A trainare questa ripresa sono diversi fattori.
Il primo è legato al miglioramento delle condizioni climatiche, che ha portato a un aumento della produzione agricola e della generazione di elettricità. A questo si è affiancata una crescita della produzione di rame, di cui lo Zambia è il secondo produttore africano.
Un secondo elemento che ha favorito la crescita è il processo di ristrutturazione del debito, passato dal 133% del Pil nel 2023 al 90,7% nel 2025: un valore ancora elevato, ma molto più gestibile.
A questi fattori si aggiunge il calo dell’inflazione, che dovrebbe mantenersi tra il 6% e l’8%, migliorando il potere d’acquisto dei cittadini.
Nonostante il quadro positivo, restano diversi rischi legati a possibili future siccità e alla forte dipendenza dal settore minerario, che espone l’economia alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime, su cui il governo ha scarso controllo. Per ora, tuttavia, la crescita appare concreta e dovrebbe portare a una riduzione del tasso di povertà di circa l’1% all’anno.












