di Giuseppe De Santis

Negli ultimi mesi numerosi cittadini dello Zimbabwe hanno lasciato il Sudafrica per fare ritorno nel proprio Paese, anche in seguito alle proteste contro gli immigrati, accusati da alcuni movimenti sudafricani di sottrarre posti di lavoro alla popolazione locale e di contribuire alla criminalità.

Il rientro di migliaia di persone rischia tuttavia di rappresentare un ulteriore problema per lo Zimbabwe, alle prese con una difficile situazione economica e con un mercato del lavoro che fatica ad assorbire nuova manodopera. C’è però chi sta cercando di trasformare questa situazione in un’opportunità.

Strive Masiyiwa, l’uomo più ricco dello Zimbabwe, si sta infatti impegnando per favorire l’occupazione dei cittadini che rientrano dal Sudafrica attraverso le proprie società e una serie di nuovi progetti imprenditoriali.

Il fondatore della società di telecomunicazioni Econet sta lavorando alla realizzazione di Econet City, un parco commerciale che punta ad attirare circa 300 imprese e a creare fino a 20mila posti di lavoro.

Si tratta di numeri importanti, ma i programmi di Masiyiwa non si limitano a questo progetto. L’imprenditore intende promuovere iniziative anche nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, comparti nei quali esistono ampi margini per la creazione di nuova occupazione.

Un altro progetto riguarda la formazione di agenti di vendita per EcoCash, società specializzata nei servizi di pagamento attraverso dispositivi mobili.

Il piano prevede l’inserimento di 15mila agenti entro Natale. Secondo le stime alla base dell’iniziativa, ciascun agente potrebbe inoltre contribuire al sostentamento di almeno altre due persone, ampliando così l’impatto economico e sociale del programma.

È ancora presto per stabilire se questi progetti riusciranno effettivamente a creare tutti i posti di lavoro annunciati. L’iniziativa di Masiyiwa rappresenta tuttavia un esempio significativo di come gli investimenti privati africani possano contribuire ad affrontare problemi economici e migratori all’interno del continente, creando opportunità che potrebbero affiancarsi anche ai programmi di cooperazione e sviluppo.