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Le milizie filo-russe dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk hanno minacciato con un ultimatum un’operazione militare nei confronti dell’esercito ucraino, se questi non verrà ritirato dalla regione.
I militari di Kiev sono impegnati in quella che le autorità governative hanno definito “campagna anti-terrorismo”, ma verso di loro, come ha detto alla Ria Novosti il vice comandante delle milizie del Donbass, Serghei Zdriliuk, “sono pronti gruppi di ricognizione e sabotaggio”.
“Se i veicoli blindati non saranno ritirati e non saranno rimossi i blocchi stradali delle cosiddette legittime autorità – ha aggiunto Zdriliuk – ho abbastanza forze e mezzi, il comandante mi ha dato il suo appoggio oggi, per distruggere e bruciare tutto questo”. L’ultimatum dovrebbe scadere in 24 ore.
Intanto da Mosca è intervenuto il presidente Vladimir Putin, il quale è tornato sulla questione del gas fornito all’Ucraina e non ancora pagato, la cui cifra si aggira intorno ai 14 miliardi: in una lettera inviata ai leader europei Putin scrive che “sfortunatamente non abbiamo ricevuto nessuna proposta concreta per la stabilizzazione della situazione e perché l’Ucraina rispetti i suoi obblighi contrattuali e garantisca il passaggio (del gas russo) in modo affidabile”.

