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Dopo che nei giorni scorsi Washington ha parlato della possibilità di intervenire in Siria con raid aerei diretti contro le basi del gruppo qaedista dell’Isil, la Siria di Bashar al-Assad si è detta pronta a collaborare con la comunità internazionale, Stati Uniti e Gran Bretagna compresi, nella lotta contro il terrorismo. A riportarlo è stato il ministro degli Esteri di Damasco Walid al-Muallem in occasione di una conferenza stampa a Damasco, durante la quale ha spiegato che “La Siria è pronta ad una cooperazione e un coordinamento a livello regionale e internazionale per combattere il terrorismo dell’Isil e del Fronte al-Nusra e sviluppare la risoluzione n. 2170 del Consiglio di sicurezza dell’Onu”. Agli inizi di agosto il Consiglio di Sicurezza ha infatti imposto sanzioni contro gruppi jihadisti in Siria e in Iraq.

Il conflitto siriano prosegue ormai da oltre tre anni ed è già costato 191mila morti, oltre al dramma umanitario di milioni di profughi accolti per lo più in Giordania, nella Regione autonoma del Kurdistan iracheno, in Libano e in Turchia.

Negli ultimi tempi l’esercito regolare ha guadagnato alcune posizioni nei dintorni di Damasco sia grazie al supporto di circa 4mila miliziani Hezbollah, sia per la frammentazione del fronte dell’opposizione: da subito i gruppi jihadisti hanno infatti rotto l’alleanza con gli insorti e con i curdi del nord, quindi i due principali tronconi, l’Isil e al-Nusra, si sono scontrati in pesanti combattimenti fianco giungere a drammatiche stragi.

A nord l’area di Raqqa è praticamente in mano ai qaedisti dell’Isil, i quali hanno ingrossato le loro fila raccogliendo oltre 6mila combattenti da altri gruppi.