di C. Alessandro Mauceri
Nei giorni scorsi, a Seoul, si è tenuto l’incontro tra la più alta delegazione nordcoreana di sempre e un’omologa delegazione sudcoreana. A guidare la delegazione nordcoreana il vicepresidente della Commissione militare, Hwang Pyong-so, numero due del regime di Pyongyang e neo direttore dell’Ufficio politico generale, oltre che vice presidente della Commissione nazionale di Difesa, a capo della quale risiede Kim Jong-un. Dall’altra parte del tavolo, il ministro dell’Unificazione sudcoreano, Ryoo Kihl-Jae e alcuni funzionari dell’Ufficio presidenziale, tra i quali Kim Kwan-jin, capo del Servizio di sicurezza nazionale, ma anche il premier Chung Hong-won.
Proprio la presenza del premier sudcoreano aveva lasciato pensare avrebbe potuto essere presente anche il leader nordcoreano. E, proprio per questo, la sua assenza non è passata inosservata. Tanto più che, come hanno sottolineato molti media, l’assenza dalla scena politica di Kim Jong-un, presidente della Corea del Nord, risale ormai ai primi di Settembre. Alcuni, forse in un eccesso di fantapolitica, hanno avanzato l’ipotesi che potrebbero essere in atto tentativi per rimuovere il giovane leader politico, che di fatto ha sconvolto gli equilibri del proprio Paese sin dalla propria nomina, nel 2011, e che ha dimostrato, in più occasioni, di voler gestire il Paese in modo autoritario.
Il tutto in un momento particolare, visto l’accentuarsi dello scontro interno a Seul. A confermare tale tesi sarebbe stato il preavviso estremamente ridotto con cui è stata organizzata la missione tra i due Paesi che, è bene ricordarlo, nonostante l’armistizio siglato, sono, tecnicamente, ancora in guerra.
Di sicuro a complicare la situazione c’è il momento particolarmente delicato attraversato dal principale sostenitore della politica della Corea del Nord, la Cina, distratta dalle proteste di Hong Kong.
Fonti ufficiali hanno parlato di una generica indisposizione (si è parlato di un’operazione al piede) che avrebbe impedito al trentunenne leader nordcoreano di apparire più spesso sui media locali e internazionali (come invece sua consuetudine).
E a smentire le voci di una possibile pace definitiva tra le due Coree, ci hanno pensato alcune motovedette delle due Coree che, proprio oggi, hanno avuto uno scambio di colpi di arma da fuoco. Secondo lo Stato maggiore della Corea del Sud, un’unità della Marina di Pyongyang “ha attraversato la Northern Limit Line” finendo nelle acque territoriali del Sud. Per questo motivo, i militari sudcoreani “hanno inviato messaggi e sparato un colpo di avvertimento. Il Nord, a sua volta, ha replicato con spari piuttosto che ritirarsi, e ci ha costretto a sparare di nuovo”.
Solo scaramucce, forse, ma che confermano che le prospettive di una pacificazione tra le due Coree sono ancora ben lontane.

