di C. Alessandro Mauceri –

Quello dell’eutanasia ormai è diventato un vero e proprio boom. Le norme che regolano la materia sono molto diverse a seconda del Paese in cui ci si trova e, a volte, basta varcare il confine perché cambino radicalmente. In Italia l’eutanasia attiva è considerata un vero omicidio. In altri Paesi europei invece è “tollerata” o accettata a certe condizioni. Negli Usa, in cinque Stati (Oregon, Vermont, Washington, Montana e New Mexico) non è legale l’eutanasia, ma è consentito il “suicidio assistito” (quello di Brittany Maynard è diventato un evento mediatico anche al di là dell’Oceano).

Sono sempre di più i Paesi che hanno legalizzato questa pratica e la consentono a volte rischiando di oltrepassare i limiti della moralità e del senso civico.

Ma anche i Paesi, come l’Italia, dove l’eutanasia attiva non è legale, pare si stiano organizzando. A meno di settanta chilometri da Milano, in Svizzera (dove l’eutanasia è legale sin dal 1942), non lontano da Lugano, c’è un piccolo comune, Paradiso (il nome sembra scelto dopo un’attenta indagine di marketing), sta per aprire una clinica che sarà destinata al suicidio assistito. Si tratta della prima struttura sanitaria di questo tipo nel Canton Ticino e la scelta logistica fa capire a quale mercato si rivolgono i servizi della clinica.

Come ha detto Emilio Coveri, presidente di Exit Italia, “La struttura, che avrà sede a Paradiso, non è un info point, ma un luogo dove le persone potranno recarsi per ricorrere all’eutanasia”.

La struttura, aperta in collaborazione con i medici di Liberty Life, un’associazione ticinese nata solo poche settimane fa, si occuperà proprio delle persone che decideranno di “emigrare” per porre fine alla loro vita con la dolce morte. Oltre che con Exit Italia nel progetto è coinvolta anche Exit Svizzera Italiana, la succursale elvetica dell’associazione che ha sede a Torino e che da sempre si occupa di eutanasia. In base alle “indagini di mercato” già fatte, la clinica costruita a pochi chilometri dalla frontiera tra Svizzera e Italia dovrà fornire i propri servizi ad almeno tre “clienti” italiani al mese. Persone che, non potendo ricorrere all’eutanasia sul territorio nazionale, avranno la possibilità di andare a morire pochi chilometri oltre il confine, in terra elvetica. Basterà fare poca strada e pagare una somma che si prevede oscillerà tra i 3 e gli 8 mila Euro. Secondo i dati dell’Associazione Luca Coscioni, nel 2013 sono stati almeno 30 i cittadini italiani a varcare il confine per mettere fine alla loro vita. Secondo i dati di Exit Italia invece il loro numero sarebbe quasi il doppio. Un “mercato” in crescita in tutta Europa, come emerge da un’indagine pubblicata sul Journal of medical ethics. Soprattutto inglesi (126) e tedeschi (268) ma anche francesi (66) e, da qualche anno, anche italiani.

Un vero affare, quindi. Tale da giustificare l’apertura di nuovi centri destinati al “turismo suicida” appena al di là del confine italiano.