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Continuano aspri i combattimenti in Libia, dove le forze di militari, quelle del generale Kalifa Haftar e quelle della tribù di Zintan stanno tentando di riprendere il controllo di Tripoli, dopo che questa è stata conquistata nei mesi scorsi dai jihadisti di Ansar al-Sharia: le notizia che arrivano dal paese nordafricano parlano di raid aerei certamente partiti da Bengasi, dove Haftar ha il suo quartier generale.

La situazione militare rispecchia il caos di quella politica, con un paese che vede addirittura due parlamenti e due governi, ovvero un’assemblea a Tobruk, frutto delle elezioni di giugno, riconosciuta dalla comunità internazionale ma sconfessata dalla Corte costituzionale, il cui premier è Abdullah al-Thani, ed una a Tripoli, riesumata dai jihadisti dalle ceneri dell’Assemblea costituente e con premier Omar al-Hassi.

Come se non bastasse Khalifa Haftar, che rappresenta l’ultimo baluardo contro l’espansione jihadista, è considerato dai suoi detrattori come un’espressione della Cia in quanto è stato liberato dagli americani nel 1987 in Ciad, dov’era stato fatto prigioniero in occasione della Guerra delle Toyota, ed è rimasto negli Usa fino al 2011, quando è rientrato in Libia per comandare la piazza rivoltosa di Bengasi.

Oltre al conflitto in corso, il paese sta vivendo l’atavica lotta fra le tribù (a Tripoli combattono quelle di Misurata in alleanza con Ansar al-Sharia), la criminalità dilagante, le attività dei trafficanti di uomini, armi e droga e l’insussistenza degli apparati amministrativi.

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano ha comunicato in una nota di seguire con preoccupazione gli eventi di queste ultime ore in Libia ed esprime un forte appello affinché vengano immediatamente interrotti i raid su Tripoli, cessi qualsiasi altra forma di violenza che possa pregiudicare gli sforzi dell’Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Libia, Bernardino León a cui l’Italia ribadisce il suo pieno sostegno.

La Farnesina invita tutte le parti coinvolte nello scontro a rendere possibile l’apertura del dialogo nell’interesse della Libia.