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Ancora scontri nella regione del Kashmir, contesa fra Pakistan e India: in una sparatoria fra i militari di una e dell’altra parte è rimasta uccisa una bambina di sei anni e sono rimasti feriti un ragazzo pakistano e sei indiani.

Nell’area gli attriti sono piuttosto frequenti e in più occasioni ci si è avvicinati alla guerra; il 9 ottobre scorso le scaramucce con armi leggere e artiglieria hanno provocato 19 morti, 11 militari pachistani e 8 indiani, oltre a un esodo di profughi.

In quell’occasione il ministro della Difesa indiano, Arun Jaitley, ha accusato il Pakistan di avere iniziato le violenze allo scopo di attirare l’attenzione internazionale ed ha avvertito che “i bombardamenti e le sparatorie non provocati” alla frontiera del Kashmir devono cessare, ma se ciò non avverrà l’India “farà diventare insostenibile il costo di questo avventurismo”.

Con la fine del Raj britannico il Kashmir, che è a maggioranza islamica, è diventato un’area reclamata da India, Pakistan e Cina, la quale tuttavia rivendica solamente la porzione che controlla attualmente, cioè l’Aksai Chin e il Shaksgam.