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L’Alta Corte del Cairo ha confermato oggi la condanna a morte della guida spirituale e leader dei Fratelli Musulmani Mohammed Badie, come da decisione presa dal tribunale del Cairo il 28 aprile di un anno fa e del 21 giugno successivo. La stessa pena è stata ribadita per altri 11 dello stesso movimento, tutti accusati di aver creato un “centro operativo” per “preparare degli attacchi contro lo Stato” in occasione delle proteste del 2013, che portarono alla morte fra agenti e sostenitori di una e dell’altra parte, di 2.500 persone.

Il giorno prima dell’arresto, avvenuto il 6 luglio 2013, Badie aveva scritto il suo anatema: “Si pentiranno di quello che hanno fatto coloro che hanno scelto di sostenere l’oppressione e lo spargimento di sangue: i martiri sono stati uccisi perché resistevano a un tiranno traditore, il loro sangue sia maledetto per voi”.

Il 1 marzo Badie è stato condannato all’ergastolo in un altro processo che lo ha visto accusato di aver fomentato la piazza, sia contro gli oppositori politici, che contro l’intervento dei militari, i quali il 3 luglio ribaltarono con un golpe il governo di Mohammed Morsi.

Dietro ai Fratelli Musulmani la mano del Qatar, ed anche oggi i vari esponenti del movimento politico non catturati si trovano a Doha.