di C. Alessandro Mauceri

Dopo l’esito tutt’altro che definitivo e risolutore della riunione del Consiglio d’Europa, che ha previsto una spartizione in quote dei profughi su “consenso” del Consiglio dei ministri degli Interni dell’Ue, e dopo le polemiche per la decisione dell’Ungheria di alzare un muro per impedire, o almeno scoraggiare, il flusso di migranti nel paese, un’altra notizia ha reso più aspri i contorni della vicenda: Francia e Regno Unito hanno concordato di costruire un muro “anti migranti” lungo più di tre chilometri a Calais.

Secondo quanto riferito dal Telegraph, il ministro britannico dell’Immigrazione James Brokenshire ha affermato che la misura su è resa necessaria visto l’aumento del numero di clandestini che cercano di attraversare il confine tra Regno Unito e Francia.

Entro brevissimo tempo i materiali già adoperati lo scorso anno per blindare il vertice Nato in Galles saranno riutilizzati a Coquelles, vicino a Calaisper, per innalzare una barriera di almeno tre metri, che dovrà servire a “proteggere” il terminale camion, dal momento che molti migranti cercano di varcare la frontiera nascosti dentro tali mezzi.

Una decisione che Emma Bonino ha condannato pesantemente: “Così muore l’Europa: quando tutti alzano muri”. Un problema che, forse, sarebbe stato meglio affrontare a tempo debito. E alla radice. Un problema che lei (che per molti anni è stata commissario europeo e, poi, ministro degli Affari esteri oltre che membro del comitato esecutivo dell’International Crisis Group), avrebbe dovuto conoscere bene. Così come avrebbero dovuto conoscerlo molti altri politici sia italiani che europei.

Ormai la questione “migranti” ha raggiunto dimensioni globali. Il loro numero, siano essi profughi semplici immigrati clandestini, è l’ennesima dimostrazione della incapacità di gestire un fenomeno che ha assunto livelli preoccupanti: secondo le stime dell’Onu nel mondo sono almeno 60 milioni le persone che fuggono o vengono allontanate dal proprio paese e cercano di trovare una sistemazione altrove.

Un dramma che solo in minima parte riguarda l’Europa: l’86 per cento dei rifugiati è attualmente concentrato nei Paesi in via di sviluppo vicini ai paesi da cui scappano, con un trend in continua crescita a causa dalle guerre “mai dichiarate” che vengono combattute nel mondo: nonostante il numero di conflitti sia diminuito a livello globale, lo scorso anno si è avuta una forte impennata delle violenze, tanto che il numero di morti si è praticamente triplicato.

Un dato, questo, che spinge sempre più persone a fuggire. Creando flussi di migranti che se fossero organizzati in un unico stato sarebbero il 24esimo stato più popoloso del pianeta, quello che l’Onu definisce “uno stato senza confini”.

Una nazione in cerca di una patria che con tutta probabilità non si fermerà davanti ai muri alzati alle frontiere. Né quelli “tradizionali” alzati dalla Turchia e dalla Spagna, né quelli in Ungheria, né quelli a Calais.