di Enrico Oliari

Recep Tayyp Erdogan ha ottenuto quello che ha sempre voluto fin dall’inizio della crisi siriana, ovvero una zona cuscinetto in territorio siriano lungo il confine con la Turchia. Il controllo della fascia verrà affidato ai ribelli siriani moderati, i quali hanno come alleati coloro che di moderato hanno poco, quali i qaedisti di Jabat al-Nusra.

Così, oltre alla barriera in costruzione di 680 chilometri, il presidente turco potrà ulteriormente scongiurare i contatti fra i curdi siriani del Ypg e il Pkk turco, vera spina nel fianco di Ankara.

La zona cuscinetto è frutto di accordi con Washington, che in cambio ha ottenuto la concessione della base aerea di Incirlik; secondo fonti militari la fascia di sicurezza dovrebbe estendersi per un centinaio di chilometri ad ovest del fiume Eufrate, fino alla provincia di Aleppo, da sempre sotto il controllo dei qaedisti.

La vittoria di Erdogan non è tuttavia completa: il presidente turco non è infatti riuscito ad ottenere la No fly zone necessaria per impedire ai jet di Damasco di colpire i ribelli moderati e al-Nusra, in quanto Russia e Cina avrebbero indubbiamente posto il veto al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Nelle intenzioni di Mosca, alleata di ferro del presidente siriano Bashar al-Assad, vi è quella di lanciare all’Onu la proposta di una coalizione internazionale anti-Isis a guida Nazioni Unite, cosa ribadita oggi dal viceministro degli Esteri russo, Oleg Siromolotov.