Adnkronos/Aki, 11 feb 12 –

E’ un Iran “malato, diretto dal peggiore regime al mondo e con una popolazione terrorizzata dal rischio di una guerra che sarebbe la fine di tutto” quello che oggi celebra il 33esimo anniversario della Rivoluzione Islamica. Parola di Kader Abdolah, lo scrittore iraniano che ha pagato con l’esilio prima in Turchia e poi in Olanda la sua opposizione al governo di Teheran, e che in un’intervista ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL traccia un bilancio della situazione nel suo Paese alla luce degli ultimi eventi. Secondo Abdolah, rifugiato politico in Olanda e autore di best-seller come ‘Il viaggio delle bottiglie vuote’, ‘La casa della moschea’ e ‘Il messaggero’, oggi l’Iran vive in una situazione difficile, soprattutto i piu’ giovani. “Non c’e’ opposizione ne’ televisioni, radio o giornali liberi. Il regime ha portato la gente ad avere problemi psicologici perche’ in casa ci si comporta in un modo e quando si esce in un altro, quasi uno sdoppiamento della personalita’. Sono preoccupato soprattutto per i piu’ giovani che non hanno una casa o un lavoro, a meno che non siano sostenitori del regime”. Lo scrittore parla quindi del rischio di un conflitto tra Iran e gli Usa insieme all’alleato israeliano spiegando che, a suo parere “e’ gia’ iniziato, anche se nessuno osa dirlo. Israele – dichiara – ha gia’ ucciso quattro scienziati nucleari, ma se gli ayatollah perdessero l’autocontrollo e facessero una pazzia nello Stretto di Hormuz, sparando ad una nave america, scoppierebbe una guerra pericolissima”.

Secondo lo scrittore, infatti, in caso di conflitto sarebbe a repentaglio la stessa esistenza dell’Iran, un Paese dove e’ latente lo scontro tra le autorita’ di Teheran e alcune etnie che si ritengono considerate dal governo come cittadini di serie b, in particolare curdi, azeri e arabi. “La storia – afferma – ci ha insegnato che ogni volta che un potere centrale si indebolisce, il Paese si sgretola. Questa e’ la nostra preoccupazione – prosegue – se l’America iniziasse a bombardare, l’Iran si dividerebbe in cinque o sette Paesi, come accaduto in Yugoslavia”. La comunita’ internazionale al momento sembra ancora voler seguire la via della diplomazia e delle sanzioni per trovare un accordo sul controverso programma nucleare iraniano, anche se negli ultimi tempi hanno iniziato a soffiare con sempre piu’ insistenza venti di guerra nella regione. Abdolah non ritiene le sanzioni, in particolare l’embargo petrolifero deciso dall’Ue, uno strumento adatto a colpire gli ayatollah e mette in guardia dalle ripercussioni subite dal resto della popolazione. “L’Iran esporta solo il 20% del suo greggio in Europa, il resto lo vende ai Paesi asiatici, come Cina, India e Giappone – dichiara lo scrittore – Il regime continuera’ ad avere il denaro da dividere con quella parte minoritaria che lo sostiene. Sara’ il resto degli iraniani a pagare le conseguenze piu’ gravi delle sanzioni”. Abdolah ritiene comunque che “i negoziati e i colloqui” siano al momento “l’unica via per risolvere la crisi”.