di Guido Keller

Nella seconda giornata di vertice Nato a Varsavia, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha reso noto che “Abbiamo deciso di proseguire la missione in Afghanistan oltre il 2016”, per cui la missione verrà finanziata con altri 5 miliardi di dollari fino al 2020.

L’intenzione di non ridurre ulteriormente il piccolo contingente di poche migliaia di effettivi non era cosa inaspettata, dal momento che solo tre giorni fa il presidente Usa Barak Obama ha reso noto che rimarranno nel paese mediorientale 8.400 soldati statunitensi, ben più dei 5.500 che era intenzione lasciare per il 2016.

D’altronde il quadro sociopolitico dell’Afghanistan continua ad essere traballante (presenti a Varsavia il presidente Ashraf Ghani e il premier Abdullah Abdullah), con i talebani che sono in avanzata e movimenti di gruppi che si riconoscono nell’Isis.

A guidare la composita missione nato in Afghanistan saranno Germania, Italia e Turchia, ma Stoltenberg ha insistito che ci deve essere una cooperazione piena del governo di Kabul, ad iniziare dal “completamento delle riforme”, passo necessario per una “nostra partnership politica” con il governo afghano.

La cosa non ha lasciato stupito neppure il premier italiano Matteo Renzi, dopo che già a ottobre il governo aveva fatto sapere l’intenzione di rimanere in Afghanistan e di aumentare la presenza militare italiana, per cui a Varsavia ha detto che “Ci viene chiesto di continuare il lavoro in Afghanistan e il governo condivide questo impegno perché lo ritiene strategico”. Ha quindi informato che verranno inviti altri 150 italiani e che “tutte le procedure saranno portate all’attenzione del Parlamento, sia in termini economici che di invio e spedizioni di truppe. La richiesta è mantenere l’impegno attuale, leggermente aumentato in questi mesi dopo il disimpegno della Spagna”.

Il conflitto in Afghanistan è iniziato il 7 ottobre 2001, voluto dall’amministrazione Bush in seguito all’attentato dell’11 settembre: nella prima fase vi è stata l’invasione del territorio controllato dai talebani da parte dei gruppi afghani loro ostili dell’Alleanza del Nord, mentre gli Usa e la Nato hanno fornito, nella fase iniziale, supporto tattico, aereo e logistico. Nella seconda fase, dopo la conquista di Kabul, le truppe occidentali (statunitensi e britannici in testa) hanno aumentato la loro presenza anche a livello territoriale (Operazione Enduring Freedom).

Il totale delle forze Isaf (International Security Assistance Force, a guida Nato su mandato Onu) è stato, durante il conflitto, di 84.271 militari provenienti da 48 nazioni, fra le quali gli Stati Uniti 60.000, il Regno Unito 7.953, la Germania 3.084, l’Italia 2.822, la Francia 212, il Canada 620, la Polonia 1.099, la Turchia 1.035, la Romania 1.018 e la Spagna 260.