di Guido Keller

Hillary Clinton è uscita vincitrice dal primo match con Donald Trump, un duello attesissimo e visto da oltre 100 milioni di telespettatori: lo riferiscono i sondaggi, per quanto la vittoria non sia stata completa e il tycoon non sia stato messo a ko.

Trump infatti non ha potuto sfoggiare (non ne era l’occasione) la sua retorica infiammante, fatta di parole grosse e diretta alla pancia degli elettori, per cui i suoi attacchi personali alla Clinton sono stati respinti da una candidata che è stata segretario di Stato e che la politica la ha sempre masticata. Il candidato repubblicano è riuscito comunque a evitare gli scivoloni, per cui i social si sono concentrati su un paio di tirate su di naso, interpretate con raffreddore, allergia o uso di cocaina.

Andando al concreto Trump è riuscito a brillare nel tema centrale del lavoro, per il quale ha affermato che “I nostri posti di lavoro fuggono in Messico e in Cina, ce li stanno rubando, dobbiamo trattenerli, e questo governo non ha fatto niente. I trattati di libero scambio sono un disastro: il Nafta che firmò Bill Clinton, il Tpp che Barack Obama vuole e che Hillary aveva appoggiato. Io li rinegozierò tutti”. Argomentazioni che suonano bene in un’epoca in cui la globalizzazione comincia a far vedere i suoi aspetti negativi, a cui la Clinton ha risposto semplicemente che “All’epoca in cui era presidente Bill Clinton ci fu una forte ripresa economica. Sotto l’Amministrazione attuale l’export con la Cina è aumentato. Il trattato Tpp nella sua versione finale non mi piace e non lo firmerei”.

In tema di politica estera Clinton ha giocato in casa, asserendo che “Trump non ha un piano segreto per battere l’Isis, l’unico segreto è che quel piano non esiste. L’Iran lo abbiamo fermato a un passo dalla costruzione della bomba atomica. Ai nostri alleati Nato io dico questo: l’America manterrà la sua parola, siamo una nazione che mantiene la parola data. L’unica volta che fu usato l’articolo 5 della Nato per la mutua assistenza in caso di aggressione, fu quando i nostri alleati vennero a combattere in Afghanistan con noi. È scioccante che lui abbia invitato Putin a lanciare i suoi hacker contro i nostri siti”.

Per Trump “Siamo in un caos. Sotto Obama l’America ha perso ogni controllo sul disordine mondiale. L’Isis ci batte anche nell’uso di Internet. L’Isis è nato per colpa della decisione dell’Amministrazione Obama di abbandonare l’Iraq. L’accordo con l’Iran è un disastro, un cedimento su tutta la linea. I nostri alleati Nato non pagano per la loro difesa”. Un argomentare che, per quanto vero, non suona bene alle orecchie degli americani, che immaginano per gli Usa il ruolo di poliziotto e giudice del mondo.

Parlando di amministrazione interna Trump ha detto che “Ridurrò dal 35% al 15% la tassa sugli utili delle imprese e vedrete un boom di occupazione come non c’era da tempi di Ronald Reagan. Hillary vi aumenterà le tasse e tutte le regole, la burocrazia. La ripresa sotto Obama è la più debole dai tempi della Grande Depressione, è una bolla speculativa creata dalla Fed”. Ma per la candidata democratica “Donald è un fortunato che si fece prestare da suo padre 14 miliardi. Il suo piano di riduzioni d’imposte sui ricchi ve bene per quelli come lui. L’idea che arricchendo i ricchi il benessere cola giù verso gli altri strati sociali si è dimostrata fallimentare. Sono le ricette repubblicane che ci portarono alla crisi 8 anni fa. È ora che le imprese paghino la loro parte”.

In tema di tensioni razziali Trump ha detto servono “Legge e ordine: se non li abbiamo, non abbiamo più una nazione. I quartieri degradati delle nostre città sono un inferno. Sembriamo un paese devastato da una guerra. Le gang sono piene di immigrati clandestini. Le associazioni di polizia stanno dalla mia parte”.

Per Clinton “Dobbiamo ricostruire la fiducia attraverso il rispetto reciproco tra le comunità e le forze di polizia. Riformare il nostro sistema di giustizia penale. Limitare l’accesso alle armi. Chiudere le prigioni private gestite a scopo di lucro. C’è un razzismo implicito quando i giovani neri per gli stessi reati finiscono in carcere molto più dei bianchi”.

Clinton grandeLa più interessante delle schermaglie sul personale ha viso il magnate newyorchese affermare che “Tu fai questo mestiere da 30 anni, sei uguale a tutti gli altri politici, perché questa volta dovresti mantenere promesse che non hai mai mantenuto. Sei tutta parole e niente azione, se vieni eletta non cambierà nulla. È ora che questo paese sia governato da qualcuno che sa creare ricchezza. Voi governanti avete ridotto l’America come un paese del Terzo mondo. Non hai energia, non hai la grinta per fare il presidente”. Hillary Clinton gli ha risposto che “Potrai parlare di energia e di grinta quando avrai visitato 112 nazioni come me. Sei uno che perde la calma per un tweet. Il tuo business lo hai arricchito sulle spalle della gente, qui in sala c’è uno dei tanti piccoli imprenditori che hanno lavorato per te e non sono mai stati pagati. Hai fatto sei volte bancarotta. Ti rifiuti di pubblicare le tue dichiarazioni dei redditi, perché non vuoi si scopra che non paghi tasse federali, e non fai la beneficienza che dici o che non hai i soldi che dici. Hai costruito la tua carriera politica con la bugia razzista su Obama nato in Kenya”.

Trump ha ribattuto che “pubblicherò la denuncia dei redditi quando tu pubblicherai le mail segrete”, con riferimento all’arcinoto scandalo che ha visti protagonista Clinton.