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Continuano le tensioni nello Yemen, dopo che lo scorso 30 agosto sono saltati i colloqui fra il presidente Abdu Rabu Mansour Hadi e i miliziani sciiti della minoranza Huthi, che nella loro avanzata hanno preso il controllo di alcune città, fra le quali Amran, e che ora assediano la capitale Sanaa: da quanto si è appreso, negli scontri di oggi l’esercito ha ucciso una settantina di miliziani, ma questi hanno bombardato con missili la sede della televisione di Stato e tutti e tre i canali hanno interrotto le trasmissioni. Sono inoltre riusciti a prendere il controllo di alcuni quartieri della capitale situati nei pressi dell’aeroporto.
Fra le richieste, non ascoltate, degli Huthi, appoggiati dall’Iran e dagli Hezbollah libanesi, vi sono quelle dell’inserimento di 20mila appartenenti alla minoranza nelle forze armate governative, l’assegnazione di 10 ministeri e l’inclusione nella regione di Azal di Hajja e dei governatorati di al-Jaw.
Il presidente yemenita ha puntato il dito contro il regime iraniano ed ha accusato Bashar al-Assad di appoggiare la rivolta.
La situazione sembra precipitare e il paese, che già deve fare i conti con la presenza massiccia di al-Qaeda, è ora sull’orlo della guerra civile.

