di Guido Keller –

Il commando terrorista che il 22 marzo ha attaccato l’aeroporto Zaventem e la fermata Maelbeek di Bruxelles, causando 32 morti, doveva colpire la Francia e non la capitale belga, ma a causare il repentino cambiamento dei programmi è stato l’arresto di Salah Abdeslam.

Lo ha riferito agli inquirenti Mohamed Abrini, arrestato due giorni fa a Bruxelles, il quale ha anche confessato di essere “l’uomo col cappello”, ovvero il super-ricercato per essere il terzo attentatore dell’aeroporto Zaventem, ripreso dalle telecamere pochi istanti prima delle esplosioni insieme ai kamikaze Ibrahim al-Bakraoui e Najim Laachraoui, il 22 marzo.

Per la Procura Abrini era rimasto “spiazzato dall’inchiesta che faceva progressi da gigante”, per cui convinse gli altri componenti della cellula ad agire più in fretta, e a casa loro: invece di colpire la Francia, fu scelto come obiettivo Bruxelles.

Il dna del 31enne Abrini, oggi formalmente accusato di “omicidi di matrice terrorista”, è stato ritrovato non solo nell’appartamento di Schaerbeek, base dei kamikaze dell’aeroporto, ma anche nell’appartamento di Forest, dove sono state confezionate le cinture esplosive per le stragi di Parigi. In quei giorno era stato visto insieme ad uno dei presunti leader del commando, Salah Abdeslam.

Il siriano Osama Krayem, di cittadinanza svedese, arrestato lo stesso giorno di Abrini e sospettato di essere la persona vista insieme a Khalid al-Bakraoui nella metro prima dell’attacco alla stazione Maelbeek di Bruxelles, è stato ripreso dalle telecamere di un centro commerciale mentre acquistava le borse risate per la strage dell’aeroporto.

La procura belga ha fatto sapere che, “confrontato con i risultati di diverse analisi, Abrini ha ammesso la sua presenza durante i fatti. Ha spiegato di aver buttato la sua giacca in un bidone della spazzatura e di aver successivamente rivenduto il suo cappello”.

La bomba nascosta nella valigia non era esplosa, ma non è ancora chiaro se era perché meccanismo si era inceppato o per paura.